Azionario Italia, tre fattori da monitorare per il nuovo anno

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 16 Gennaio 2018 | 15:00

a cura di Gilles Guibout, gestore del fondo di tipo PIR, AXA WF Framlington Italy, AXA Investment Managers

Il mercato italiano nel mese di dicembre ha registrato una rotazione settoriale a favore di quei settori che nel corso dell’anno avevano fatto peggio (telecomunicazioni ed energia) e con prese di profitto per quelli andati meglio (servizi alla collettività, tecnologia e finanza). Per esempio, il settore delle telecomunicazioni ha chiuso l’anno a -5%, ma ha messo a segno un +1% a dicembre.
Ancora una volta i titoli bancari sono finiti sotto la lente degli investitori e hanno sofferto prese di profitto sia per i timori legati all’implementazione di Basilea IV, la direttiva che stabilisce le regole globali per il sistema bancario, sia per quelli legati alle pressioni sui Npl da parte della BCE, che spinge per una riduzione dei bilanci.

Cosa ci aspettiamo dal 2018

Per il nuovo anno dobbiamo tenere sotto osservazione i tre fattori che sono stati responsabili del buon andamento del mercato italiano nel 2017: l’economia, che è in miglioramento; le banche, dopo la soluzione trovata per il Monte dei Paschi di Siena e per le banche venete; e i PIR (Piani Individuali di Risparmio), che hanno spinto enormi flussi di denaro sulla Borsa italiana.

Il 2018 a livello economico dovrebbe essere ancora un anno positivo, caratterizzato da una crescita forte. Quanto ai mercati azionari, ormai hanno raggiunto livelli di valutazione un po’ tirati e questo significa che il potenziale di rialzo, per le azioni italiane, dipenderà soprattutto dalla capacità delle società di far crescere gli utili. Ma questo aspetto è legato alla crescita economica.

Per quanto riguarda il comparto delle mid e small cap, ci aspettiamo che anche quest’anno continui a beneficiare di flussi di capitale grazie ai PIR il cui orizzonte d’investimento è di cinque anni se si vuole ottenere l’esenzione fiscale. Tuttavia, ci vuole cautela perché oggi le mid e small cap italiane non sono più a sconto.

Inoltre, sul 2018 peseranno due incognite: le elezioni in Italia e la progressiva riduzione delle politiche di sostegno all’economia, a livello globale, da parte delle banche centrali.

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