Asia sempre meno vulnerabile al protezionismo Usa

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di Finanza Operativa 17 Gennaio 2018 | 15:00

A cura di Christopher Chu, Fund Manager – Asian equities, Union Bancaire Privée – UBP

Nel 2017 i principali mercati azionari hanno registrato un forte rialzo, poiché le aspettative di politiche protezionistiche dell’inizio dell’anno non si sono mai concretizzate, mentre i prezzi delle materie prime e le dinamiche del commercio mondiale si sono ripresi.

Questo svanire del protezionismo ha creato buone speranze per i mercati emergenti, in particolare per l’Asia e le sue principali economie orientate all’esportazione che partecipano alle catene di approvvigionamento globali. I mercati asiatici sono stati supportati da una crescita degli utili migliore di quanto previsto in tutta la regione, fatto che ha interessato anche le società di internet e dell‘IT, le quali hanno rappresentato una parte significativa dei rendimenti di MSCI Asia Ex-Giappone nel 2017. L’aumento della domanda regionale e la crescita del commercio intraregionale non solo hanno fornito sostegno al reddito delle imprese asiatiche, ma hanno anche dimostrato la loro sempre minor vulnerabilità nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero erigere nuove barriere agli investimenti o tariffe commerciali. Questo fenomeno è meglio dimostrato dalle variazioni dei tassi di cambio delle valute asiatiche, che si sono mosse in modo sincrono tra i vicini asiatici, indipendentemente dalle loro posizioni nelle partite correnti.

I dati economici e gli utili riportati suggeriscono che questi fattori probabilmente varranno anche nel 2018. Le prospettive di crescita economica dell’Asia restano ben ancorate alle due maggiori economie della regione, Cina e India, che negli ultimi anni hanno attuato entrambe riforme strutturali. Ci aspettiamo che l’economia cinese rallenti nel 2018, soprattutto a causa di un rallentamento degli investimenti in attività fisse, che riflette gli sforzi di Pechino per dare priorità ai consumi interni e far fronte all’eccesso di capacità nei vecchi settori. L’economia indiana dovrebbe controbilanciare l’esercizio di riequilibrio della Cina, con le piccole e medie imprese che recuperano dall’impatto della demonetizzazione e dall‘implementazione della tassa sui beni e servizi.

Mentre l’attuale ciclo sembra essere in fase avanzata, tutte le principali economie dovrebbero espandersi nel 2018, il che potrebbe prolungare tale ciclo, con ricadute positive e un conseguente aumento degli investimenti di capitale a livello locale. Ciò si sovrapporrebbe alla continua espansione del commercio intraregionale, evidente sia dall’aumento del valore che dalla domanda di volumi proveniente dagli utilizzatori finali in Asia.

La liquidità globale rimane accomodante in un contesto di pressioni inflazionistiche favorevoli. Nella riunione di dicembre, la Federal Reserve ha aumentato per la terza volta nel 2017 il costo del denaro, segnalando tre ulteriori aumenti nel 2018 e una riduzione progressiva del suo bilancio. La riduzione di liquidità della Federal Reserve è sostanzialmente compensato da un continuo processo di allentamento quantitativo da parte della Banca Centrale Europea, che dovrebbe proseguire per la maggior parte del primo semestre 2018. Le banche centrali asiatiche hanno reagito in sintonia con i fattori interni piuttosto che con la Federal Reserve, suggerendo che un ampio ciclo di irrigidimento resta ancora lontano.

Un improvviso aumento della forza del dollaro USA o un tono più aggressivo sui tassi di interesse da parte della Federal Reserve creerebbe vento contrario dato il significativo apprezzamento valutario in Asia, ma offrirebbe un’interessante opportunità di acquisto per questa asset class. L’opinione tradizionale secondo cui un dollaro più forte nei confronti delle valute asiatiche danneggia le economie asiatiche è meno dominante per via della proliferazione di società tecnologiche cinesi e regionali i cui utili sono trainati a livello domestico. Per l’Asia nel 2018 manteniamo quindi una prospettiva costruttiva.

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