Corporate America sotto i riflettori

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di Finanza Operativa 22 Gennaio 2018 | 17:30

A cura di Banca del Piemonte

La notizia più interessante della settimana è sicuramente quella riguardante i piani di Apple sul rimpatrio di disponibilità estere, ovvero di capitali cha saranno riportati negli Stati Uniti (con un impatto di 38 mld di $ per il pagamento di tasse) e sulla creazione di 20.000 posti di lavoro grazie agli investimenti previsti nei prossimi 5 anni. Dal momento che Apple dovrà vendere parte degli asset detenuti per pagare le tasse, la notizia ha avuto quale effetto immediato vendite sull’obbligazionario ed acquisti di dollari, facendo salire i tassi e fornendo un supporto temporaneo alla valuta. Il tema dell’impatto della riforma fiscale sul conto economico delle società americane è poi tornato alla ribalta in occasione della pubblicazione dei risultati di alcune grosse banche USA.

Goldman Sachs per esempio, proprio a causa di perdite una-tantum per la riforma approvata in dicembre, ha riportato la prima perdita trimestrale degli ultimi sei anni. Una situazione simile si è riproposta anche per Bank of America, ma va evidenziato che la notizia è comunque positiva al di là dell’impatto estemporaneo in quanto dimostra la forza di generazione degli utili delle due banche. In ogni caso gli investitori saranno obbligati a porre sempre maggiore attenzione alle dichiarazioni delle società su come intendono adattarsi alla riforma, sui tempi e modi di un eventuale rimpatrio dei capitali e sulle modalità di reinvestimento degli utili generati dall’abbattimento dell’aliquota fiscale.

Debolezza del dollaro Il sentiment che caratterizza il mercato dei cambi è uno, ovvero quello di debolezza diffusa del dollaro contro tutte le principali valute. In una fase così positiva per il ciclo globale, il rialzo dei tassi USA in corso non è sufficiente a contrastare i flussi di capitale in uscita in cerca di investimenti produttivi al di fuori degli States, fattore assai veritiero per l’Euro, vista la ripresa ciclica dell’area e le aspettative di politica monetaria. Tuttavia ci sono forze che contrastano questa visione e di cui bisogna tenere conto, quali la riduzione del bilancio della Fed (ritiro netto di liquidità), il rimpatrio degli utili grazie all’aliquota agevolata ed infine il fatto che la riforma fiscale (col taglio della tassazione per le società) renderà molto più conveniente fare investimenti negli USA. Nel frattempo aumenta (seppur leggermente) la probabilità del temuto shutdown governativo degli USA, in quanto i Repubblicani difficilmente riusciranno a far passare una legge di spesa con un sostegno dei Democratici in assenza di progressi sulla legislazione per la regolarizzazione degli immigrati. E’ probabile che il mercato sarà obbligato a dedicare una sempre maggior attenzione al tema nelle prossime ore.

Giappone e Cina L’azionario giapponese continua a stazionare su livelli elevati, nonostante l’ostacolo di uno Yen (in area 111) sui massimi da settembre contro dollaro. Banche e tecnologia, in particolare, stanno sostenendo il listino, mentre notiamo una marcata debolezza sui titoli del settore dei metalli industriali (acciaio e ferro in particolare). All’azionario giapponese inoltre non deve essere dispiaciuto il discorso di Kuroda in cui il Governatore della BOJ ha ribadito l’intenzione di mantenere l’attuale regime di politica monetaria fino al raggiungimento del target di inflazione: evidentemente il mercato dei cambi fiuta un diverso atteggiamento non permettendo una ulteriore svalutazione delle divisa. Anche in Cina, a fronte di dati sulla crescita del PIL superiori alle attese (con vendite al dettaglio lievemente deludenti), il sentiment è robusto: si nota solo una piccola divergenza nel comportamento delle small cap cinesi (che rimangono fuori dalla recente euforia sul resto del mercato), su cui possono aver pesato le dichiarazioni del Regolatore circa l’istituzione di maggiori controlli sulla corporate governance e sullo shadow banking system funzionali al controllo del credito.

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