Cosa c’è alla base del rally degli asset di rischio?

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di Finanza Operativa 23 Gennaio 2018 | 15:30

Di Mike Biggs, Investment manager della strategia Local Emerging Market Fixed Income di Gam

L’anno ha mostrato un inizio interessante con la maggioranza degli indici dei prezzi azionari già in rialzo di più del 4%. La nostra speranza è quella di un rendimento tra i 5 e i 10 punti percentuali per il debito dei mercati emergenti nel corso dell’anno e, a questo punto, l’indice è già al di sopra del 3%. Ci chiediamo dunque adesso quali siano le ragioni alla base di tale rally e come posizionarci di conseguenza.

Il primo aspetto da tenere in considerazione è che il rally dei prezzi degli asset di rischio è sostenuto da solidi dati macro. Ad esempio, all’inizio del mese, il dato di PMI a livello globale ha toccato il livello più alto dal 2011. Anche le attese in termini di crescita degli Emergenti sono in miglioramento (adesso al 3,6% rispetto a poco meno del 3% l’anno scorso). Poiché questi dati tendono a mostrare uno sfasamento, ci aspettiamo un ulteriore aumento. A ciò si aggiunge l’indice delle sorprese economiche sui livelli più alti degli ultimi sette anni.

Gli investitori si stanno domandando se tale rally possa andare avanti o se sia il caso di essere preoccupati rispetto a cosa potrebbe accadere nel futuro imminente. Dal nostro punto di vista, non ci sono ragioni per essere prudenti sugli asset di rischio solo sulla base della buona performance registrata fino ad ora. Non ci sono prove statistiche che suggeriscano che ad una fase straordinariamente forte faccia seguito un periodo di debolezza. Piuttosto, i solidi guadagni del presente possono essere associati a guadagni futuri superiori alla media.

Alla base della nostra strategia continua ad esserci l’analisi dei fondamenti. L’ultimo dato sull’inflazione negli Stati Uniti è stato dello 0,1% al di sopra delle attese. Non stupisce quindi che gli investitori si stiano domandando se l’inflazione assumerà un ruolo centrale, diventando il fattore in grado di spingere considerevolmente verso l’alto i rendimenti e zavorrando di conseguenza il rally degli asset risk on. Secondo noi non ci troviamo ancora in questa fase, l’inflazione negli Stati Uniti sta aumentando secondo le attese, il dato relativo all’area euro è debole e quello dei Mercati Emergenti è favorevole come non mai. Il mercato sta prezzando più di due rialzi dei tassi da parte della FED – la stima più probabile ne individua tre o quattro. Tuttavia, anche nel caso in cui la curva si riposizionasse per rispecchiare tali ulteriori rialzi dei tassi, non riteniamo che le fluttuazioni in termini di rendimenti obbligazionari siano sufficienti per mettere fuori gioco il rally degli asset di rischio.

In sintesi, se guardiamo ai dati macro degli ultimi mesi, ne riscontriamo una significativa solidità. Nell’ambito del rally degli asset risk on non troviamo alcun elemento che possa suggerire una fase di debolezza all’orizzonte. I fondamentali economici segnalano un incremento dell’inflazione negli Stati Uniti, ma si tratta di un aumento di certo non accentuato. Sebbene non manchino timori relativi all’inflazione, i fondamentali legati alla crescita economica sono positivi.

Sono essenzialmente due gli elementi da monitorare più attentamente – la prossima indagine sul credito bancario trimestrale della BCE e il Senior Loan Officer Opinion Survey della FED a inizio febbraio. Se assistessimo ad un qualche restringimento nelle condizioni di credito, o di debolezza in termini di domanda di prestito, dovremmo iniziare a nutrire qualche timore relativo all’outlook di crescita. Tuttavia, dinanzi a numeri incoraggianti, continueremo ad avere fiducia sugli asset risk on.

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