Tremonti Bond, le banche pagano 2 volte

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di Redazione 24 Marzo 2009 | 14:45
“Tremonti Bond”, la lista dei partecipanti si allunga, e il mercato si chiede perché. La solidità patrimoniale delle banche italiane non è in dubbio, e il costo degli aiuti è altissimo. Intanto Barclays tratta per la cessione di iShares. Tra i possibili acquirenti ci sono fondi di Private Equity e forse anche Goldman Sachs.

Inversione di trend confermata. Come pronosticato dalle sale mercato e dagli analisti, le soglie raggiunte da [s]UniCredit[/s] e [s]Intesa Sanpaolo[/s] hanno innescato le vendite sui book. Piazza affari, dopo un’apertura positiva, a metà seduta ha visto l’S&P Mib correggere il trend rialzista di breve, con un’ inversione negativa che ha portato l’indice italiano a perdere quasi un punto percentuale.

Un segnale questo particolarmente interessante. Fino a metà 2008 gli investitori erano divisi essenzialmente in due gruppi, chi si muoveva con i fondamentali e chi invece si seguiva l’analisi tecnica, ed oggi il sentiment è che sui mercati si operi solo con quest’ultima. I risultati positivi 2008 delle grandi banche italiane, come UniCredit e Intesa Sanpaolo, e le operazioni promosse dagli istituti, atte a migliorare la situazione patrimoniale dei bilanci, sono passate in secondo piano. Le operazioni sui book sembra siano decise solamente guardando supporti e resistenze. Per avere una conferma è ancora presto, l’inversione di oggi è troppo poco, ma già dalle prossime sedute si potrà avere la conferma se effettivamente l’analisi tecnica è l’unico strumento usato oggigiorno dagli investitori.

Si amplia intanto la lista degli istituti bancari che dovrebbero fare uso dei
“[a]Tremonti Bonds[/a]”. Dopo Banco Popolare, che già nella scorsa settimana aveva dichiarato di aderire agli aiuti di stato, nelle ultime ore altre banche ne hanno seguito l’esempio. Le due “Big”, Intesa Sanpaolo e UniCredit, hanno infatti comunicato di voler procedere con gli aiuti di stato. Nelle ultime ore, alla lista dovrebbero aggiungersi anche [s]MPS[/s], [s]Banca Carige[/s] e [s]BPM[/s], che tuttavia stanno valutando ancora l’opzione aiuti di stato. Un fenomeno, quello dall’adesione al piano “Tremonti Bonds”, che sta generando non poche discussioni tra gli investitori. I bilanci, presentati fino ad oggi, evidenziano che la situazione patrimoniale delle banche non è in un cattivo stato, anzi, le banche italiane si sono messe in luce rispetto alle colleghe europee ed americane, proprio per la loro solidità patrimoniale e per la liquidità disponibile. Quindi la domanda è: “perchè usare i Tremonti Bond”, visto che la situazione non dovrebbe richiederlo. Inoltre l’adesione al piano di aiuti del governo comporta agli istituti stessi un costo non indifferente. Infatti la cedola annuale minima fissata per un prestito a scadenza 2009 ha un tasso del 7.5%, e prolungando il periodo fino al 2023 il tasso passa all’ 11%. In cambio, la banca dovrebbe garantire la disponibiltà di credito alle piccole e medie imprese, la sospensione per 12 mesi della rata del mutuo a cassaintegrati e disoccupati. Dai numeri uno delle grandi banche, l’adesione al piano “Tremonti Bond” è motivata essenzialmente per migliorare la situazione patrimoniale degli istituti. Dal mercato però il sentiment è che le banche si troveranno a pagare due volte, prima un supercedola al ministero del Tesoro, poi alle aziende, che probabilmente richiederanno ben poco alle banche, come confermato dalla stessa UniCredit, che ha evidenziato che la domanda di credito delle piccole e medie imprese è diminuita fortemente negli ultimi mesi.

Intanto sembra imminente la vendita di iShares, la società controllata da [s]Barclays[/s] ed impegnata nel segmento [a]ETF[/a]. Secondo la stampa britannica, il possibile acquirente potrebbe essere un team di fondi di private equity, capitanato dall’americano Hellman & Friedman.
L’operazione dovrebbe concludersi entro la fine di marzo, e il valore stimato di iShares dovrebbe aggirarsi intorno ai 5 miliardi di dollari, cash, che scongiurerebbero così l’ingresso dello stato nel capitale della stessa Barclays. Ma gli ottimi risultati del comparto ETF e di iShares, rappresentano un piatto davvero ricco, e voci di mercato parlano anche di un possibile interessamento da parte della stessa [s]Goldman Sachs[/s].

Societa’ Listino di Riferimento Prezzo Valuta Var%
Allianz Deutsche borse (xetra) 68.09 EUR +9.29%
American Express Nyse 14.56 USD +18.7%
Axa Euronext 9.90 USD +5.74%
Azimut Borsa Italiana 4.13 EUR +3.25%
Banca Generali Borsa Italiana 2.39 EUR +7.54%
Bank of NY Mellon Nyse 27.73 USD +16.5%
Barclays Lse 7.30 USD +29.8%
BlackRock Nyse 133.9 USD +17.5%
BNP Euronext 34.5 EUR +9.00%
BPM Borsa Italiana 3.73 EUR +8.43%
Citigroup Inc Nyse 3.13 USD +19.4%
Credit Agricole Euronext 9.175 EUR +5.60%
Credit Suisse Group Swiss Market Exchange 36.72 CHF +5.82%
Deutsche Bank Deutsche borse (xetra) 31.43 EUR +12.4%
Dexia Euronext 2.52 EUR +7.23%
Fortis Euronext 1.53 EUR +2.6%
FT Inv. Nyse 54.01 USD +14.6%
Goldman Sachs

Nyse 111.9 USD +15.0%
Henderson Lse 75.75 GBp +2.36%
HSBC Investments Lse 417.7 GBp +12.6%
ING Euronext 5.08 EUR +17.4%
IntesaSanpaolo Borsa Italiana 2.04 EUR +9.38%
Invesco Nyse 14.36 USD +16.2%
Janus Capital Group Nyse 7.04 USD +28.9%
Jp Morgan Nyse 28.86 USD +24.6%
Julius Baer Swiss Market Exchange 30.80 CHF +4.26%
Legg Mason Nyse 15.95 USD +15.7%
Man Group Lse 213.0 GBp +2.03%
Mediobanca Borsa Italiana 6.23 EUR +8.06%
Mediolanum Borsa Italiana 2.40 EUR +5.15%
Morgan Stanley Nyse 24.43 USD +20.7%
Montepaschi Siena Borsa Italiana 1.01 EUR +7.26%
Natixis Euronext 1.36 EUR +7.90%
Nordea bank Omxnordicexchange 45.70 SEK -1.08%
Raiffeisen Wiener Borse 25.0 EUR +11.5%
Schroders Lse 790.0 GBp -1.31%
Skandia (Old Mutual) Lse 51.3 GBp +17.1%
State Street Nyse 29.97 USD +21.3%
Ubs Swiss Market Exchange 13.15 CHF +2.97%
Unicredit Borsa Italiana 1.40 EUR +15.0%

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