La crescita globale danza sul filo dell’inflazione

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di Finanza Operativa 31 Gennaio 2018 | 10:00

A cura di Kommer van Trigt, responsabile del team Global Fixed Income Macro di Robeco
 Quest’anno prevediamo che l’espansione economica sincronizzata proseguirà e che l’inflazione registrerà movimenti prevalentemente laterali nei mercati sviluppati. Finché l’inflazione rimarrà sotto controllo, le banche centrali avranno l’opportunità di normalizzare gradualmente la politica monetaria. Il ciclo economico statunitense è già in fase avanzata, come evidenzia il marcato appiattimento della curva dei rendimenti USA. Al contempo, abbiamo imparato da Janet Yellen che i cicli non muoiono di vecchiaia. Grazie alle spese per investimenti, che potrebbero aumentare ulteriormente grazie all’approvazione della riforma fiscale, la crescita USA si è infatti rinvigorita.
L’inflazione statunitense dovrebbe essere una priorità per gli obbligazionisti. Al momento la crescita salariale resta contenuta, l’inflazione primaria aumenterà, trainata dalla crescita delle quotazioni petrolifere, ma l’inflazione core è quasi nulla se escludiamo i canoni locativi. Anche nell’eurozona il dato dell’inflazione core è modesto. Nell’ultimo quadriennio si è attestata intorno all’1% e, considerando che la regione attraversa ancora una fase economica intermedia, non prevediamo picchi straordinari. Intanto la crescita segna un rimbalzo eccezionale e generalizzato e ha ormai raggiunto i livelli statunitensi, con indicatori sulla fiducia dei produttori ai massimi storici. Il costante miglioramento dei paesi e dei settori fa ben sperare per l’attività economica nel 2018, quindi la politica espansiva della BCE rimarrà argomento di discussione. Gli Stati Uniti dunque dominano in termini di posizionamento dei blocchi economici lungo il ciclo, seguiti dall’eurozona e dal Giappone.
Nell’area euro reputiamo interessanti i titoli di Stato spagnoli, soprattutto per la possibilità che il paese riconquisti la categoria di rating A nel corso di quest’anno. Prevediamo una debolezza dei titoli di Stato italiani con l’approssimarsi delle elezioni politiche programmate per il 4 marzo. I titoli di Stato francesi sono attualmente negoziati vicino agli spread minimi dal 2011 e il fitto programma di emissioni in agenda nel primo trimestre di quest’anno e i minori acquisti di QE della BCE ci spingono ulteriormente a evitare il debito pubblico francese.
Il mercato delle obbligazioni corporate ha beneficiato più di altri dei robusti programmi di acquisto delle banche centrali e della conseguente ricerca di rendimento. Probabilmente per la prima volta da un decennio, quest’anno si ridimensionerà l’allentamento monetario su scala globale aggregata. In una cornice di prezzi troppo ottimistici nei mercati del credito, la possibilità di un adeguamento dei premi al rischio è concreta. Conserviamo il nostro atteggiamento prudente sui crediti, preferendo i finanziari (subordinati) al segmento high yield corporate (USA). I finanziari beneficeranno con più facilità della ripresa economica e dovrebbero ottenere buoni risultati anche se i rendimenti globali dovessero aumentare.

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