Ecco perché “3” è il numero perfetto (per la reflazione)

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di Finanza Operativa 1 Febbraio 2018 | 16:00

A cura di Johanna Kyrklund, Global Head of Multi-Asset Investments, Schroders

Per il 2018, “3” è il numero perfetto affinché il quadro reflattivo continui. Vediamo perché.

  1. Crescita: ci aspettiamo che l’espansione globale del PIL rimanga attorno al 3% nei prossimi due anni. Di recente avevamo sottolineato come il Congresso americano potesse sorprendere tutti sul fronte della riforma fiscale, ed effettivamente così è avvenuto. A questo punto però saremmo cauti, poiché non ci aspettiamo che le aziende americane spenderanno in toto i benefici guadagnati con i tagli della tassazione.
  2. Rendimento US Treasury decennale: in base ai nostri modelli, le valutazioni azionarie statunitensi sono sostenibili fintanto che il decennale americano non supera il 3%. Affinché ciò avvenga, l’inflazione deve restare moderata.
  3. Inflazione: a nostro avviso, gli sconvolgimenti tecnologici e l’invecchiamento demografico stanno comprimendo l’inflazione. Per questo, ci aspettiamo un limite massimo del 3% e un processo di normalizzazione monetaria graduale. In questo contesto, le valutazioni rappresentano un “limite di velocità” per i ritorni nel medio termine, ma riteniamo sia più ragionevole aspettarsi un periodo di rendimenti più bassi, piuttosto che un vero e proprio mercato ribassista.

Cosa potrebbe mandare tutto all’aria?

La risposta più ovvia è “l’inflazione”. Uno degli indicatori che suggerisce una possibile sorpresa al rialzo della crescita (e quindi dell’inflazione) è la ripresa del commercio globale.

Un altro rischio viene dai salari. Sebbene l’espansione salariale sembra non aver reagito ai miglioramenti visti sul mercato del lavoro finora, una ricerca della Federal Reserve mostra che la Curva di Philips non è lineare e che quando il tasso di disoccupazione scende sotto una certa soglia, la relazione tra questo e l’inflazione torna a imporsi e l’inflazione core inizia ad aumentare.

Nei nostri due modelli di previsione su questi scenari, rispettivamente “boom del commercio” e “accelerazione dell’inflazione”, la previsione sull’inflazione globale sale dal 2,3% a oltre il 3%. Dalla prospettiva degli investimenti, dati i prezzi di mercato, questo risultato potrebbe causare volatilità sul fronte dei titoli di Stato, ma creerebbe anche un’opportunità di sovraperformance per le aree del mercato azionario più cicliche e maggiormente ”value”.

Una delusione sul fronte della crescita sarebbe più preoccupante. Le economie sviluppate sono attualmente nella fase del ciclo di “espansione”, caratterizzata da una produzione superiore al trend, da un’accelerazione della crescita e da un rialzo dell’inflazione. Questa fase solitamente è positiva per l’azionario. La fase successiva è quella del “rallentamento”, la peggiore per i ritorni.

La sfida è che, all’inizio, la fase di rallentamento sembra giusta – la produzione è ancora superiore al trend e, seppur più lentamente, la crescita continua. Ma le attese di rendimento dall’azionario, così come le valutazioni, sono elevate, creando spazio per la delusione e per ritorni negativi.

Al momento il semaforo resta verde, ma ci sono 3 trend che monitoriamo con attenzione:

  1. Le autorità cinesi e statunitensi stanno rimuovendo liquidità dal mercato. Sebbene la normalizzazione delle politiche monetarie sia appropriata per l’attuale fase del ciclo, c’è sempre il rischio di una stretta troppo rapida.
  2. Le curve dei rendimenti si stanno appiattendo, suggerendo che i mercati obbligazionari stanno iniziando a scontare una crescita più lenta. Elemento in qualche modo in contraddizione con l’ottimismo che vediamo nelle valutazioni dei mercati azionari.
  3. Ci aspettiamo che il dollaro americano resti debole, via via che il resto del mondo raggiungerà i ritmi di crescita degli USA. Nel caso in cui ci sbagliassimo e il dollaro si rafforzasse, ciò eserciterebbe però pressione sulla crescita cinese, riducendo la liquidità.

In definitiva, continuiamo a essere posizionati per un quadro di reflazione, con una particolare enfasi sugli asset dei Mercati Emergenti, che appaiono relativamente economici. A un certo punto nel 2018, però, la ripresa globale sincronizzata si trasformerà, dando vita a timori sulla rimozione di liquidità sincronizzata. La vera sorpresa per il 2018 potrebbe essere chiudere l’anno con rendimenti dei titoli di Stato più bassi rispetto a oggi.

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