Puntare ancora sul Giappone: la view di Capital Group

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di Finanza Operativa 2 Febbraio 2018 | 19:00

A cura di Christophe Braun, Investment Specialist di Capital Group
Il programma di riforme del governo giapponese meglio noto come Abenomics, basato sui tre pilastri quali l’allentamento monetario, lo stimolo fiscale e le riforme strutturali, ha sicuramente gettato le basi per i miglioramenti economici di cui molti sono oggi testimoni.
La rielezione del Primo Ministro Shinzo Abe a ottobre dello scorso anno è certamente una conferma del ritorno in auge delle imprese “made in Japan. Si tratta inoltre di una chiara dimostrazione che una stretta collaborazione tra governo, amministrazione, BoJ e organizzazioni sindacali rappresenta un passo nella giusta direzione. Nel 2014, il governo ha fissato l’obiettivo di 20 milioni di turisti in ingresso entro il 2020. L’obiettivo è stato centrato nel 2016 e da allora è raddoppiato a 40 milioni. L’impennata degli arrivi di turisti e dei loro acquisti è stata una manna anche per i consumi. Gli altri segnali di progresso includono la corporate governance e le riforme del mercato del lavoro che dovrebbero avere ripercussioni positive sulla gestione aziendale e sull’allocazione del capitale, incrementando nella migliore delle ipotesi gli investimenti di capitale nell’economia.
Dopo gli eccezionali risultati del 2017, il mercato azionario giapponese resta conveniente da diversi punti di vista. Il rapporto P/BV è vicino ai livelli raggiunti dopo la Crisi finanziaria globale e i terremoti del 2011 nel Giappone orientale; il P/E risulta ridotto rispetto agli altri principali mercati. Al tempo stesso, il rendimento degli utili del mercato azionario è cresciuto rispetto al rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni. Un altro aspetto positivo è che la crescita degli utili proviene sempre più da aziende orientate al mercato domestico, cosa che dovrebbe ridurre in futuro la dipendenza dell’indice Tokyo Stock Price (TOPIX) dalle oscillazioni del cambio yen-dollaro. Stando ai nostri analisti, se lo yen restasse intorno agli attuali livelli, gli utili potrebbero essere rivisti al rialzo e dal fronte aziendale potrebbero giungere alcune sorprese positive.
Le mirate misure introdotte dall’amministrazione di Abe hanno contribuito a incrementare la produttività in diversi settori. Si ravvisano chiari segnali del tentativo del governo di stimolare l’innovazione in aree come l’intelligenza artificiale, l’automazione industriale e la ricerca medica.  Di conseguenza, il nostro team è alla ricerca di società che dovrebbero crescere sulla scia della ciclicità della domanda. Proprio come gli smartphone, i personal computer e molte altre apparecchiature industriali ed elettroniche di uso domestico, le autovetture autonome stanno entrando a far parte dell’ecosistema dei dispositivi connessi, meglio noto come l’Internet delle Cose.
La nostra strategia dedicata all’azionario giapponese, Japan Equity, si concentra infatti sulle società con tecnologie avanzate nell’ambito dei sensori e della sicurezza dei dati, aziende pronte a beneficiare della crescita delle fabbriche intelligenti, dei sistemi di sicurezza avanzati per veicoli e dell’IoT (“Internet of Things” o Internet delle Cose). Al contempo, le mega banche dovrebbero trarre vantaggio dall’uscita del Giappone dalla deflazione. Nel breve termine i tassi di interesse resteranno probabilmente bassi, perciò stiamo diversificando gli investimenti nei servizi finanziari, come titoli e servizi di leasing, e rivalutando l’attrattiva di alcuni titoli bancari.
 Infine, tra le small  e mid-cap, diverse detengono ampie quote di mercato globali in settori di nicchia. Alcune società, con prodotti ad alto valore aggiunto, vantano anche il potenziale per una crescita sostenibile in un contesto di aumento della domanda.

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