Hedge: i compensi dei gestori fanno scandalo

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di Marco Mairate 26 Marzo 2009 | 16:30
Certo che pubblicare di aver guadagnato miliardi di dollari quando milioni di americani sono ‘a spasso’ non è certo simpatico, ma l’attacco mediatico ai gestori hedge sembra più la solita farsa che il male dei nostri tempi.

Inossidabile come sempre George Soros ribatte alle accuse mossegli contro dai media per il miliardo di dollari guadagnato nel 2008.

Soros, che attraverso la Soros Fund Management gestisce circa 26 miliardi di dollari, lo scorso anno ha guadagnato 1,1 miliardi di dollari e 2,9 miliardi nel 2007. Ovviamente questi numeri sono impressionanti presi in valore assoluto ma non lasciano nessuno stupore se si pensa al classico funzionamento di un fondo hedge.

Basandoci su 26 miliardi di dollari come patrimonio gestito da Soros attraverso la sua società, il finanziarie ungherese percepisce ogni anno 1-2 punti percentuali sul gestito sotto forma di commissione di gestione (pari a 260 o 520 milioni di dollari l’anno) soldi che vengono solitamente impiegati per le spese amministrative, di back office, dipendenti ecc. ecc.

La seconda voce, quella più importante, è la commissione di performance che viene trattenuta dalla società sulle performance positive realizzate.

Ora calcolando che la media delle commissioni di performance per i fondi hedge è pari al 20% della performance positiva (ma anche molto di più come nel caso di Jim Simons, capace di prelevare il 45% della performance positiva dei fondi da lui gestiti) è facile capire come un progresso del 10% sul gestito si traduce nel caso di Soros in 2,6 miliardi di dollari di performance. Su queste si calcola il 20% di performance fee e viene fuori il compenso del gestore. Ovviamente nel caso opposto, quando non ci sono performance positive, il gestore non preleva nulla e può solo contare sulle commissione di gestione.

Certo se invece di gestire 26 miliardi di dollari ne gestisse solo 26 milioni tutto il calcolo andrebbe rifatto e il compenso difficilmente andrebbe a finire sulle pagine dei giornali di mezzo. Altro particolare, sono solo qualche decina i manager nel mondo che dispongono di un Asset Under Management miliardario mentre si contano a migliaia quelli con meno di 200 milioni di dollari.Nulla da stupirsi quindi sui compensi record di questi uomini.

Quello che può creare qualche dubbio è come vengono tassati questi soldi e quanti effettivamente tornano al fisco americano.E’ aperto da tempo il dibattito su come e quanto tassare gli utili dei gestori, che per via della struttura legale dei loro fondi (spesso offshore) si vedono applicare una aliquota sui propri compensi allineata ai guadagni di Borsa e quindi molto più leggera rispetto al considerare questi guadagni come parte del reddito personale dell’individuo.

Dal canto suo Soros si è ‘giustificato’ per i lauti guadagni dicendo che questa crisi “ha rappresentato il culmine di tutta una vita dedicata alla finanza e alla previsione degli scenari futuri”. Verissimo, infatti Soros con pochi altri da tempi non sospetti gridava al disastro finanziario mettendo in allerta politici e investitori.

Ora che quanto predetto si è avverato (con una certa complicità dello stesso Soros che per mesi è andato in televisione a predicare la fine del mondo finanziario) George incassa la vincita ma devolve la metà in beneficenza.

Diverso l’atteggiamento di John Paulson, altro campione hedge che nel 2008 porta a casa 2,5 miliardi di dollari. Secondo l’uomo che per primo nel 2006 ha scommesso contro il mercato immobiliare americano, il suo guadagno è stato elevato per via del fatto che lui stesso è il primo investitore del suo stesso fondo.

Circa le possibili critiche mosse da stampa e media in generale, il manager sostiene che tra i suoi clienti ci sono fondi pensione, endowments e altri investitori istituzionali che invece di criticarlo lo hanno ringraziato per averli salvati dal tracollo finanziario (cosa successa invece a molti fondi coinvolti nel caso Madoff).

“In un mondo dove tutti gli investimenti hanno perso soldi, noi possiamo consideraci un oasi di pace” avrebbe detto Paulson al Times.

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