Focus su Cina e India

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di Finanza Operativa 6 Febbraio 2018 | 12:30

A cura di Raiffeisen Capital Management
Cina. La Cina si trova probabilmente di fronte a un anno fondamentale per il proprio sviluppo futuro. Dopo che nel 2017 era ancora la massima stabilità ad avere assoluta priorità per la leadership di Stato e di Partito, ora le priorità cambieranno. Il presidente Xi Jinping si è creato una posizione di potere estremamente forte e il contesto economico globale è così favorevole come non lo era stato da tempo. La crescita della Cina nel 2017 ha addirittura registrato un’accelerazione grazie al boom dell’export, anche se, in generale, era stato previsto un lieve rallentamento.
Un simile momento favorevole per affrontare le difficili riforme non si presenterà così facilmente. Specialmente nel settore finanziario c’è ancora molto da fare. Tra l’altro, si vuole frenare la crescita troppo elevata del credito e le banche ombra. Il differenziale dei redditi sempre più grande all’interno della società rappresenta un argomento molto esplosivo sul piano sociale e sociopolitico. Nonostante l’andamento impressionante che la Cina ha avuto negli ultimi decenni, circa il 40% della popolazione continua a vivere in estrema povertà. Allo stesso tempo cresce il numero dei milionari e miliardari.
Il Partito comunista cinese (PCC) nel lungo periodo rischia la perdita della propria legittimità, se non dovesse fermare questi trend. Contemporaneamente cresce il ceto medio nelle città e le esperienze storiche dimostrano che questo, a partire da un certo livello di reddito potrebbe non fare soltanto più richieste economiche, ma sempre di più anche sociali. Alcune di queste potrebbero minacciare direttamente il potere finora assoluto del PCC, per esempio la libertà d’informazione, di opinione e di stampa. La stabilità economica e interna della Cina nei prossimi anni potrebbe, quindi, essere soggetta a dure prove su diversi fronti.
Le “stelle” sui mercati azionari cinesi nel 2017 sono stati i titoli tecnologici. Sono stati loro in prima linea a far salire del 25% circa l’indice HSCEI di Hong Kong. Le azioni A quotate sul continente, al contrario, hanno guadagnato relativamente poco (circa il 7%).
India. Il mercato azionario indiano da qualche anno è tra i preferiti fra gli investitori internazionali. Contrariamente all’anno precedente, nel 2017 ha guadagnato nettamente oltre il 30%. Le notizie economiche sono state però tutt’al più “miste”. La crescita economica è sensibilmente rallentata dopo che la riforma valutaria e la grande riforma fiscale avevano sconvolto l’economia. L’inflazione è aumentata e ultimamente è stata superiore alle attese, cosa che al momento lega le mani alla banca centrale per quanto riguarda eventuali altri tagli dei tassi.
Il governo ha nettamente mancato il suo obiettivo di bilancio e, a dicembre, ha dovuto raccogliere ulteriori fondi sui mercati dei capitali.  Finora non è riuscito a rispettare le sue promesse relative alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro. Tra i successi ottenuti troviamo però le riforme economiche (non solo nel sistema fiscale) che dovrebbero avere un impatto positivo a lungo termine sull’economia indiana e che hanno anche contribuito al recente upgrade del rating dell’India. Il governo adesso sta affrontando anche il risanamento del sistema bancario in crisi.
Sul fronte della politica interna il premier Modi al momento è saldamente al potere e tutto suggerisce che nelle elezioni previste per il 2019 sarà riconfermato. Per gli investitori queste sono prospettive favorevoli perché la politica di liberalizzazione e di riforma dovrebbe pertanto continuare. Esistono, tuttavia, anche dei lati negativi. Il governo di Modi finora ha fatto poco per fermare la continua erosione delle istituzioni democratiche in India che sta andando avanti da decenni.
Al contrario, con la sua retorica e politica fortemente indù nazionalista promuove la polarizzazione e radicalizzazione della società. L’orientamento secolare del paese previsto dalla Costituzione rischia di essere pregiudicato e nei confronti del Pakistan finora si punta piuttosto sull’escalation che sulla comprensione. Siccome tutto ciò non ha ripercussioni immediate sulla crescita economica e gli utili aziendali, al momento non ha nessuna importanza per la maggior parte degli investitori.
A lungo periodo nasce però il potenziale per un aumento dei rischi di politica interna ed estera. Tuttavia, siamo ancora positivi sull’India e continuiamo a inserire il paese tra i paesi emergenti più promettenti nel lungo periodo nonostante le valutazioni azionarie più elevate.

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