Obama caccia Wagoner (GM). Ultimatum per Chrysler-Fiat

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di Marco Mairate 30 Marzo 2009 | 09:57
Era arrivato con l’aereo privato e se ne torna a casa a piedi. Questa la conclusione della parabola manageriale di Richard Wagoner, ex amministratore delegato di General Motors, messo alla porta dallo stesso Barack Obama.

In un solo giorno sono stati decapitati i numeri uno di due colossi dell’auto mondiale.

A Parigi, il Chief Executive Officer di Peugeot-Citroen, Christian Streiff, è stato messo alla porta la scorsa notte dopo un consiglio fiume del secondo produttore d’auto europeo.

Negli Stati Uniti, a Detroit, cade la testa dell’amministratore delegato di General Motors.

In questo caso però a chiedere le dimissioni del contestatissimo numero uno di Detroit è stata la stessa Casa Bianca, stufa delle continue richieste di denaro pubblico da parte dell’azienda automobilistica sull’orlo della bancarotta.

A succedere a Wagoner sarà Fritz Henderson. Henderson era attualmente il presidente dell’azienda.

(Nella foto Richard Wagoner, il presidente della UAW Ron Gettelfinger, il Ceo di Ford Alan Mulally, e il numero uno di Chrysler Robert Nardelli)

OBAMA LICENZIA WAGONER

La decisione di licenziare Wagoner arriva dopo 12 mesi di passione per il mercato dell’auto Usa. Dai 16 milioni di auto prodotte nel 2007 oggi itre colossi dell’auto (GM, Ford e Chrysler) hanno ridotto la produzione a 10 milioni di unità, licenziato 45.000 dipendenti e chiesto 21,6 miliardi in aiuti dal Tesoro Usa (GM e Chrysler insieme) dopo averne già avuti 17,4 miliardi.

Ora Obama sembra intenzionato a lanciare un nuovo progetto per il disastro settore automobilistico, piano che dovrebbe essere presentato nel giro delle prossime ore.

CHRYSLER: 30 GIORNI PER UN MATRIMONIO

Del gruppetto di produttori made in Usa rimane ancora in forse il futuro di Chrysler. L’azienda ha infatti stretto un patto ‘informale’ con la Fiat di Torino, progetto che se confermato vedrà passare il 35% nelle mani di Fiat mentre Chrysler fornirà know how tecnologico al Lingotto.

I tempi per la trattativa però sono più stretti del previsto, e ora Washington avrebbe intimato a Chrysler di chiudere l’accordo con la Fiat di Marchionne o niente aiuti pubblici (6 miliardi l’ultima richiesta di Robert Nardelli al governo Obama).

Secondo il WSJ il Presidente Obama avrebbe dato 30 giorni perché Chrysler formalizzi la propria posizione con Fiat; in aggiunta, entro un mese, Chrysler dovrà’ raggiungere accordi per tagliare ulteriormente il proprio debito. Se queste richieste non verranno rispettate, Washington lascerà fallire Chrysler.

Nonostante le tensioni crescenti, per ora il numero uno di Chrysler, Robert Nardelli, è ancora al sicuro forte di una personalità e capacità imprenditoriali che lo rendono un outsider dell’auto.

GENERAL MOTORS, DIECI ANNI DI ROSSO

L’addio di Richard Wagoner segna un passaggio storico nel mondo dell’auto Usa e mondiale. Del resto il bilancio della gestione di questo odiatissimo manager è del tutto fallimentare.

Negli ultimi otto anni, il gruppo GM ha perso 68 miliardi di dollari, ha visto precipitare il valore delle azioni del 95% e negli ultimi due mesi ha segnato un calo della produzione del 51% negli Stati Uniti.

Se aggiungiamo la pessima figura fatta ai tempi della prima audizione davanti al Congresso, quando Wagoner insieme a Nardelli di Chrysler e Mulally di Ford si presentarono per chiedere miliardi di dollari di aiuti con l’aereo privato, suscitando un vespaio di polemiche in tutto il mondo.

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