Azionario, crescita degli utili principale scudo contro aumento dei rendimenti obbligazionari

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di Finanza Operativa 21 Febbraio 2018 | 16:30

a cura di Ubp

Sebbene rapido, il passaggio dei rendimenti del Treasury statunitense a 10 anni dal 2,4% di inizio 2018 al 2,8% di inizio febbraio è allineato con il processo di normalizzazione iniziato nei mercati dei tassi d’interesse con il ciclo di rialzi della Federal Reserve nel 2015. Ulteriori aumenti al 3-3,5% sarebbero ancora coerenti con un tasso reale di 100-150 punti base sul Treasury a 10 anni, come visto durante il Taper Tantrum del 2013.

La debolezza del dollaro, nonostante l’aumento dei rendimenti, lascia supporre che il rallentamento dell’economia statunitense sarà più modesto rispetto al periodo post-Taper Tantrum.

Sebbene gli investitori si preoccupino, giustamente, per le implicazioni di un tale aumento dei rendimenti per i mercati azionari, le società si sono preparate bene per questo momento considerato che la maggior parte di esse ha esteso le scadenze del debito sui loro bilanci e si sono spostate verso emissioni a tasso fisso per avere una certa protezione contro l’aumento dei rendimenti obbligazionari nel breve termine. Con la crescita che si mantiene solida, non ci aspettiamo che l’andamento dei rendimenti obbligazionari abbia un effetto significativo sugli utili delle imprese.

Ciò che le recenti vendite riflettono è che i mercati non stanno più compensando l’aumento dei tassi a lungo termine con la diminuzione dei premi di rischio, tendenza che esiste da gran parte del 2017. Il calo dei premi per il rischio azionario ha finora compensato gran parte dell’impatto dei tassi di interesse in aumento sui prezzi azionari nel loro complesso fino a poco tempo fa. Nel caso in cui i rendimenti si stabilizzassero vicino al 3%, nel 2018 le azioni possono contare sulla crescita degli utili come principale fattore trainante del rendimento totale.

Ci aspettiamo quindi una rinnovata attenzione per la crescita degli utili, che si mantiene robusta negli Stati Uniti, in Giappone e nei mercati emergenti, e continua a suggerire che opportunità interessanti dovrebbero presentarsi in mercati azionari selezionati in tutto il mondo.

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