Equita: “La crescita sincronizzata mondiale prosegue e offre ulteriore spinta al ciclo”

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di Finanza Operativa 5 Marzo 2018 | 14:00

A cura di Equita

La forza del ciclo economico internazionale sembra consentire di assorbire le varie incertezze che la politica pone di volta in volta. Nella seconda metà di gennaio il Fondo Monetario Internazionale ha alzato le prospettive di crescita mondiale 2018 a +3.9%, equivalente a +0.2% rispetto alle stime di ottobre. In particolare per gli USA +2.7% (+0.4% rispetto alle precedenti stime) e per l’euroarea +2.2% (+0.3%). La novità risiede nel fatto che la crescita USA, resterà comunque su livelli molto elevati anche nel 2019 e ben sopra le attese della FED. Il tutto grazie alla spinta della politica fiscale dell’Amministrazione Trump e alla crescita mondiale sincronizzata in tutti i Paesi.

Il quadro generale prospettato dal FMI è alla base della prima testimonianza rilasciata in questi giorni dal neo-presidente FED, Powell, al Congresso USA. Powell ha sottolineato infatti che la politica fiscale americana, contrariamente al passato, si è trasformata in un fattore di spinta portandolo a rafforzare la propria opinione sulla crescita economica americana. Infatti il deficit federale americano è atteso lievitare dal 3.6% del PIL nel 2017 al 5.6% nel 2019. Di conseguenza il mercato monetario USA ha iniziato ad incorporare, in questi giorni di fine febbraio, l’attesa di 4 rialzi di tassi da parte della FED nel corso del 2018. Va precisato che la curva dei tassi USA aveva già evidenziato uno spostamento all’insù di 40-50 bps dopo il 2 febbraio, quando il dato di crescita dei salari orari medi americani aveva segnalato un inaspettato rialzo a +2.9% da inizio anno per il mese di gennaio (contro l’attesa di +2.6%).

Nell’Eurozona la politica monetaria resta decisamente più attendista anche alla luce di un’inflazione europea ancora “debole”. A inizio gennaio fonti BCE avevano fatto sapere che il cambio di “wording” nella guidance sui tassi potrebbe avvenire eventualmente con la riunione di marzo mentre si rimandava a giugno per la decisione sulla fine del QE. Successivamente il 25 gennaio Draghi aveva poi precisato in conferenza stampa che “una fine non improvvisa” al QE non significava automaticamente un’estensione del QE oltre settembre, ma che il consiglio della BCE ne avrebbe discusso nelle prossime sedute. Dando con ciò inizio a ca. 20 bps di rialzo di rendimento del Bund decennale.

Per il resto Draghi aveva sottolineato nell’occasione:

  • I tassi resteranno bassi a questi livelli ben oltre la fine del QE perché occorre soddisfare le seguenti condizioni:
  • L’inflazione è attesa agli attuali livelli anche per i prossimi mesi (secondo noi fino ad aprile).
  • L’espansione economica globale può portare a soprese positive, tra i rischi Draghi aveva messo il cambio.

Infatti come indicato da Draghi l’inflazione dell’eurozona è risultata ancora molto contenuta anche nel mese di febbraio: il dato dell’eurozona a +1.2% a febbraio (v. tabella 2) debole come atteso. Mentre il dettaglio della tabella mostra il calo in Germania dovuto alla componente alimentare ed energia. Fenomeni di rallentamento che in Italia sono risultati ancora più marcati. Inflazione italiana a +0.7% YOY, l’attesa era per +1.0%, l’alimentare, che nel paniere italiano pesa per l’11.6%, tra le cause della minore crescita dei prezzi assieme al settore energia che pesa il 9%.

Il manifatturiero europeo perde un po’ di tonicità
Si era già visto un leggero rallentamento dell’ottimismo nei dati PMI manifatturiero di gennaio e dalle prime letture sembra che anche febbraio confermi il trend come si vede dal grafico seguente.

Nell’ultimo mese le curve dei principali emittenti “Frequenti” Investment Grade, hanno registrato un movimento di leggero allargamento su tutta la curva, mentre gli emittenti Crossover hanno registrato un performance più marcata, in media 20 bps in spread sulla parte medio lunga della curva. Come il panel degli emittenti frequenti, anche il panel delle utilities ha mostrato spread in allargamento con un movimento in termini di Z-Spread tra i 5 e i 10 bps.

Nell’ultimo mese il comparto High Yield in Italia ha registrato nel suo complesso una performance sostanzialmente flat dopo l’allargamento visto a gennaio. In particolare segnaliamo solo l’ulteriore allargamento della curva di Wind Tre e l’andamento molto volatile del titolo Astaldi che tratta ad un prezzo pari 75,00%. Da dicembre ad oggi il panel dei bond italiani Unrated ha registrato una performance leggermente negativa con i rendimenti che sono aumentati in media di circa 10 bps in linea con quanto registrato dalla curva dei btp sulle scadenza a medio termine.

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