I dazi Usa su acciaio e alluminio spaventano ancora Wall St.

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di Finanza Operativa 5 Marzo 2018 | 12:30

I dazi promulgati da Trump del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio spaventano Wall Street. Dopo la decisione di qualche tempo fa che riguardava un aumento dei prezzi su lavatrici e pannelli solari in arrivo dalla Cina e dalla Corea del Sud, adesso la mannaia del presidente statunitense è caduta sul Vecchio Continente dal momento che la maggior parte delle importazioni di prodotti in acciaio e alluminio arriva proprio dall’Europa (oltre che dal Canada e dalla Cina).

Inevitabili le conseguenze immediate da parte dell’Ue di fronte a quella che, almeno ufficialmente, non è che una dichiarazione informale. La scelta di sminuirla, o per lo meno di non appesantire troppo l’annuncio arricchendolo di particolari tecnici, avrebbe dovuto avere lo scopo diabbassare i toni delle conseguenze, anche perchè all’interno della sua stessa cerchia, Trump non è riuscito trovare l’appoggio sperato. Primo fra tutti Gary Cohn, consigliere economico, che non vede di buon occhio la strategia sebbene sia stata una mossa vincente durante la campagna elettorale. Infatti allora l’intenzione era quella di catturare i voti dei tanti operai del settore siderurgico, scontenti delle tante delocalizzazioni e della fuga delle tante aziende all’estero.
Ai timori di Cohn si aggiunge anche il malcontento del repubblicano Paul Ryan, speaker della Camera dei Rappresentanti. Un’atmosfera pesante, insomma che ha fatto la sua prima vittima ieri con Wall Street che ha perso circa il 2% di fronte alla concreta possibilità non solo di una guerra commerciale ma anche di una lotta intestina alla Casa Bianca proprio sulle questioni economiche.

Negative anche le reazioni degli economisti
Adam Posen, presidente della Peterson Institution for International Economics ha dichiarato che le decisioni di Trump in merito ai dazi su alluminio e acciaio sono delle idiozie.
Posen, già alla Federal Reserve Bank di New York a metà degli anni ’90, è membro dell’U.S Congressional Budget Office. Secondo quanto da lui dichiarato “L’acciaio è solo un piccolo input nel prodotto interno lordo degli Stati Uniti, il che porta al rischio di rovinare tutto il lavoro svolto per lo stimolo economico internazionale per salvaguardare un settore che ha un totale di 80.000 posti di lavoro” e che, altro paradosso, vede tra i suoi maggiori clienti la Cina.

Gli ultimi censimenti hanno evidenziato che le acciaierie danno lavoro a 140.000 americani contribuendo con $ 36 miliardi all’economia nazionale mentre quelle che consumano acciaio, che secondo gli esperti saranno più duramente colpite dalle tariffe, impiegano 6,5 milioni di americani regalando al Pil Usa 1 trilione di dollari.

Lo scontento, perciò, arriva anche dai produttori di produttori automobili, aerei e beni di consumo vittime future di aumenti dei costi e con ogni probabilità al centro della prossima guerra commerciale, la stessa che, stando agli esperti, potrebbe danneggiare la crescita globale attualmente in fase iniziale dopo anni di crisi economica. Non solo, ma allargando la visuale anche alle possibili ritorsioni in ambito geopolitico Goldman Sachs ricorda che la Cina, oltre che imporre a sua volta dazi sui prodotti statunitensi, potrebbe anche cambiare il suo atteggiamento verso la questione nordcoreana oppure agire anche con un deprezzamento del tasso di cambio, mitigando gli effetti negativi dei dazi sull’export.

Immediate poi le ire di Pechino, ormai preparata all’eventualità di una guerra commerciale prospettatasi già immediatamente dopo l’elezione di Trump alla Casa Bianca, pronta a vendicarsi in più modi.
Il Dragone, infatti, è ancora il più grande detentore straniero di debito Usa e potrebbe decidere di ridurre considerevolmente le proprie strategie di acquisto proprio ora che la Fed si sta muovendo per il rialzo dei tassi di interesse. Non solo, ma l’industria agricola statunitense, soprattutto il settore della soia, è particolarmente vulnerabile alle azioni cinesi dal momento che Pechino è il secondo mercato per l’export agricolo.

A ricordarlo è Wendy Cutler, vicepresidente dell’Asian Society Policy Institute il quale evidenzia come l’annuncio di giovedì sia arrivato proprio durante la permanenza a Washington del principale consigliere economico cinese, Liu He, arrivato negli Usa per cercare di allentare le tensioni commerciali. Politicamente, poi, Trump potrebbe aver fornito un assist proprio alla Cina che dipingerà gli Stati Uniti come protezionisti e se stessa come vittima e paladina della globalizzazione, facendola passare come una soluzione economica vantaggiosa per tutti.

Fonte: Trendonline

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