Italia e mercati, cosa aspettarsi

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di Finanza Operativa 8 Marzo 2018 | 14:00

A cura di Marzotto Sim
Le recenti elezioni politiche in Italia saranno ricordate a lungo. Da un lato per i lunghissimi tempi di spoglio dovute al nuovo sistema elettorale, dall’altro perché hanno sancito un importante ridimensionamento della politica “tradizionale”. Parlare di terza repubblica in tal senso sembrerebbe corretto: dai partiti si è passati ai due poli di destra e sinistra, infine ai movimenti che con 5 Stelle e Lega arrivano addirittura al 50%.
La vigilia nonostante la debolezza di PD e Forza Italia fosse nell’aria, non era stata particolarmente negativa né per il BTP né per l’azionario italiano. Sul lato spread a inizio febbraio erano stati toccati i minimi a 120 bps, abissalmente meglio dei 200 bps della scorsa estate. Solo la prossimità delle elezioni e del risultato finale ha riportato lo spread a 150 per assestarsi poi a 140.
Sull’azionario c’è stata invece una strisciante pressione sulle medie e piccole capitalizzazioni che dura da almeno un mese. Tale pressione è stata in gran parte mascherata dal forte rimbalzo dei finanziari dovuto al rialzo dei tassi che ha compensato la debolezza di settori come le utilities (ma in genere di tutto l’universo ad elevato dividendo) e del segmento Star che forse nei mesi scorsi aveva raggiunto in alcuni singoli casi una palese sopravvalutazione. Queste categorie di azioni meno liquide a più elevato beta hanno effettivamente sofferto, ma forse era anche la scusa per ridimensionare la performance.
Detto questo, il venerdì pre-elezioni è stato forse l’unico giorno in cui l’Italia ha seriamente perso spread sull’azionario, segno che a parte tutto la politica è sempre meno importante per i mercati finanziari, come è emerso nei casi di Belgio e Spagna (a lungo senza un governo) o degli Stati Uniti con un’elezione “anomala” come quella di Trump.
L’esito delle elezioni nondimeno inizialmente non è piaciuto ai mercati, come ha dimostrato la debolezza del lunedì successivo al voto. Il risultato finale è stato infatti segnato da una palese difficoltà a “costruire” un governo titolare di una solida maggioranza, data la forza della destra a trazione Lega e del movimento 5 Stelle. Ipotizzando una bassa probabilità ad unire queste due forze (a meno di giochi di clamorosi giochi di equilibrio del presidente Mattarella), ci vorrebbe un improbabile intervento a favore di una delle due parti di una sinistra palesemente sconfitta e alla resa dei conti per la leadership interna.
La positiva reazione dello spread e delle azioni italiane (incluse le piccole e medie capitalizzazioni) del martedì successivo, tuttavia ridimensionano per il momento le paure di instabilità politica. Alcuni punti importanti andrebbero infatti evidenziati:

  • Il Presidente Mattarella, figura dimostratasi solida e forte, ha un elevato consenso trasversale presso gli elettori.
  • In caso di impossibilità di un accordo tra le parti politiche che porti ad una maggioranza, potrebbe esserci un “governo di scopo” rappresentato da diverse forze politiche.
  • Sia la Lega che i 5 Stelle, che in campagna elettorale hanno criticato l’Europa, sembrerebbero dopo le elezioni ridimensionare tale posizione.
  • Infine, sia la Lega che i 5 Stelle hanno già governato a livello di regione o di comune (anche di grandi dimensioni), senza stravolgerne la gestione rispetto alle giunte precedenti.

 
Concludendo, nonostante il risultato delle recenti elezioni italiane sia “anomalo” rispetto ai canoni tradizionali e perciò analizzato con timore e sospetto dagli investitori esteri, riteniamo sia la naturale evoluzione di complessità sempre maggiori a livello economico che hanno portato ad una progressiva debolezza dei partiti tradizionali.
I movimenti politici, una volta arrivati in “odore” di governo, sono spesso costretti ad “istituzionalizzarsi”, abbandonando o smussando le posizioni più estreme evidenziate in campagna elettorale.
La capacità del Presidente Mattarella di costruire un governo di scopo (magari con i punti in comune dei diversi programmi) in caso non ci sia la possibilità di formare un governo con una maggioranza, dovrebbe rassicurare gli investitori e permettere al BTP e al FTSE MIB di avere nelle prossime settimane performances non troppo dissimili dal mercato.
La volatilità potrebbe non mancare a fronte di notizie positive o negative, ma riteniamo che lo scenario base sia quello di una qualche forma di soluzione politica che possa trasformare i maggiori timori in un “noise” di breve termine.

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