Luci & Ombre – Fu vera consulenza?

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Avatar di Private Banker 2 Aprile 2009 | 12:29
Il patrimonio dei clienti delle reti di promotori finanziari ammonta, a fine 2008, a poco piu di 200 miliardi di euro, un calo di circa il 14% rispetto a un anno prima.
Si può dire che i promotori si sono difesi bene se si pensa che il calo dei mercati è stato molto più alto e che in generale l’anno trascorso passa alla storia come il più terribile dopo il 1929.

Presto si potrà dire che per la finanza il 2008 è stato l’anno piu brutto della storia. E noi c’eravamo, e porteremo per sempre il ricordo e la nuova consapevolezza che tutto può succedere, che falliscano banche, assicurazioni e addirittura stati sovrani.
 

In un contesto così drammatico il comportamento del sistema della reti di promotori finanziari è certamente positivo, anche analizzando la composizione media dei portafogli dei prodotti distribuiti. Infatti, il 65% è rappresentato da risparmio gestito e il 35% da strumenti finanziari del risparmio amministrato con una quota del 10% in liquidità. I promotori contribuiscono sempre di più all’investimento in fondi e l’incidenza della loro quota sul patrimonio totale investito in fondi è del 26%, con una diversificazione molto più equilibrata dei portafogli tra strumenti azionari e obbligazionari .Certamente il confronto fra distribuzione tramite promotori e tramite sportelli bancari viene vinto dai promotori che hanno portafogli più diversificati, con l’utilizzo di prodotti gestiti, titoli e liquidità in media molto più efficienti e il tempo darà ragione a chi ha saputo conservare i clienti ed aiutarli a superare la difficile congiuntura che stiamo vivendo. 
 
Da una lettura più attenta dei dati emerge un comportamento delle reti di promotori più complessa e articolata.
Infatti, se analizziamo le cinque reti di promotori più importanti, con asset per circa 130 miliardi di euro, scopriamo che ognuna di loro si è mossa con logiche diverse, privilegiando la distribuzione di prodotti in modo assolutamente non omogeneo.
 
Vediamo alcuni di questi casi cominciando da Allianz Bank che su un totale di consistenza patrimoniale di 21,3 miliardi di euro, ha investito il 32% in prodotti assicurativi e previdenziali a dimostrazione che il fatto di appartenere a un gruppo focalizzato prevalentemente nel mercato assicurativo ha un forte impatto sulle politiche di vendita dei prodottti della rete.
Se confrontiamo i dati con [s]Azimut[/s] vediamo che su un patrimonio di 12,8 miliardi di euro solo il 6% è investito in prodotti assicurativi, mentre oltre il 85% è in fondi e Sicav in gran parte gestiti da Azimut stessa.
Leggermente differente la situazione in Banca Mediolanum, che su un patrimonio dei clienti di 23,8 miliardi di euro ha ben il 52% in polizze, ovviamente della compagnia Mediolanum, solo il 22% in fondi e sicav e un buon 16% in liquidità, ovviamente nei conti correnti della banca stessa.
 
[s]FinecoBank[/s] con 24,1 miliardi di euro ha solo il 10% investito in polizze, il 32% in fondi e ben il 34% in titoli e liquidità a conferma che il modello di banca online ha un ruolo preminente nella effetiva distribuzione dei prodotti finanziari.
Completiamo questa breve analisi con [s]Banca Fideuram[/s], leader in Italia per consistenza patrimoniali dei clienti, con un totale di 50,6 miliardi di euro così divisi: 46% in fondi e Sicav, 21% prodotti assicurativi e 33% in risparmio amministrato, titoli e liquidità. Fideuram rispecchia la perfetta media nazionale della diversificazione del sistema reti, ma questa breve analisi evidenzia ancora una volta che parlare di reti e di comportamento dei promotori non vuol dire molto se non si cerca di capire i comportamenti reali dei vari attori.
 
E la conclusione è che, anche se i singoli professionisti sono liberi di offrire ai clienti proposte diversificate e competitive, alla fine le logiche dei gruppi di appartenenza hanno un ruolo importante nel tipo di offerta che il promotore fa alla clientela.
Niente di male visto che i risultati complessivi dimostrano che comunque avere un promotore è per il cliente meglio che non averlo, ma è un argomento ulteriore a sostegno del fatto che la consulenza indipendente potrebbe avere nel tempo uno spazio e una importanza crescente.
 
In conclusione si pùo dire che “sì, fu vera consulenza”, anche se c’è sempre spazio per crescere e migliorare.

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