Le banche Usa restituiscono i soldi al Governo

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di Marco Mairate 6 Aprile 2009 | 15:11
Incredibile ma vero. Diverse banche americane stanno restituendo gradualmente i soldi avuti in prestito dal Governo per sostenere i loro bilanci.

Lo scorso 31 marzo, quattro banche minori hanno deciso di ricomprarsi le azioni cedute al governo americano lo scorso autunno, quando venne approvato il piano di rifinanziamento del sistema bancario chiamato Troubled Asset Relief Program (TARP)

Molti di quei 700 miliardi di dollari concessi dal Governo a banche grandi e piccole, stanno tornando indietro. Il motivo di tanta solerzia nel ripagare i debiti sta nei paletti imposti dal Governo di Washington su stipendi, bonus e modus vivendi dei singoli istituti. 

La Signature Bank, per esempio, ha già restituito al Governo 120 milioni di dollari perchè le restrizioni imposte dal TARP “impattavano in modo negativo sul nostro business model”  ha detto Joseph J. De Paolo, il Ceo della banca.

Old National ha restituito circa 100 milioni di dollari dopo aver compiuto “un rigoroso stress test sul bilancio della banca e gli utili del gruppo”. Iberiabank, la prima banca ad avere restituito i soldi del TARP,  si è detta “felice per essere tra i primi istituti a restituire i soldi”. Anche Bank of Marin ha deciso di uscire  dal programma di aiuti offerto dall’ex segretario al Tesoro John Paulson: “viste le numerose restrizioni imposte ai partecipanti, crediamo che questa sia la migliore decisione nell’interesse dei nostri clienti, azionisti e dipendenti”.

Ma non sono solo le piccole realtà a voler abbandonare il TARP: anche colossi del calibro di Wells Fargo, JPMorgan Chase e Bank of America e Goldman Sachs stanno preparandosi a restituire quanto ricevuto.

Proprio Goldman Sachs, che riporterà risultati trimestrali il prossimo 14 aprile, sembra pronta ad annunciare il rimborso dei 10 miliardi di dollari ricevuti lo scorso ottobre proprio in occasione dei dati di bilancio.

Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa inglese, Llyod Blankfein, numero uno della banca d’affari, avrebbe dichiarato l’impossibilità di continuare a lavorare in questo clima, riferendosi ovviamente alla ‘oscura’ presenza del Governo nei conti del gruppo.

Tra le diversi ipotesi per ripianare il debito, ci sarebbe l’emissione di nuove azioni o finanziare il pagamento con le riserve di capitali disponibili. Nell’ultimo anno, infatti, la banca ha raccolto 11 miliardi di dollari presso investitori privati (tra cui Warren Buffett) e i primi tre mesi dell’anno sembrano essere andati molto bene sotto il profilo del trading.

In definitiva tra l’essere virtuosi e tenersi il Governo come ‘socio’ il mondo del credito sembra preferire la prima strada, almeno per ora.

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