Short Selling, l'ira di Chanos

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di Marco Mairate 9 Aprile 2009 | 08:37
La vendita allo scoperto torna a far parlare di se. Negli Stati Uniti la SEC sta cercando consensi per far passare una legge che limiterebbe (di molto) l’attività di quei gestori che operano sul mercato principalmente al ribasso.

James Chanos è il re dello short Made in Usa. Un uomo che saputo nei lunghi anni di carriera trasformare una pratica di copertura nella strategia principale della sua società Kynikos Associates.

Ora Chanos, presidente della Coalition of Private Investment Companies, si ribella ai tentativi delle autorità di Borsa statunitensi, di boicottare la vendita allo scoperto.

La SEC infatti martedì  ha votato una legge che propone di limitare l’attività dello short selling con lo scopo di far tornare la fiducia sui mercati e una maggior tranquillità tra gli investitori.

In dettaglio, la Sec ha avanzato due proposte: una che prevede di implementare restrizioni sul mercato a tutto campo; la seconda che vuole imporre maggiori restrizioni sulla vendita di singole azioni, magari proprio su quelle che in un determinato giorno sono particolarmente sotto pressione.

Tra queste considerazioni fa capolino il concetto di “uptick” ovvero la regola in base alla quale una vendita allo scoperto (Short Sale) può essere effettuata solo ad un prezzo superiore (Uptick ) a quello dell’ultima transazione.

Se tale regola fosse adottata, dicono gli esperti, un elevato numero di fondi hedge troverebbe la strada sbarrata per implementare la propria attività, e a soffrirne maggiormente sarebbero short sellers, convertible arbitrage, merger arbitrage e long-short equity trading.

(Qui sopra l’andamento dell’indice Russell 3000 con e senza Uptick Rule. Alcuni sostengono che l’Uptick Rule semplicemente pospone l’inevitabile e che il punto di minimo del mercato è lo stesso con e senza regola. Altri invece sostengono che l’applicazione dell’Uptick Rule permette alle vendite di spalmarsi su più mesi invece che in poche settimane. Questo dovrebbero concedere tempo agli investitori istituzionali di modificarele proprie scelte sui singoli titoli e allo stesso tempo analizzare il nuovo quadro economico)

Per esempio, nel caso dei merger arbitrage l’attività tipica del gestore è di operare su quelle azioni coinvolte in possibili acquisizioni o fusioni, operando quindi su uno spread che si viene a creare comprando azioni della società oggetto di acquisizione (o che si presume tale ) e vendendo (allo scoperto) la società acquirente.

“Limitare lo short selling avrà come effetto quello di limitare questo antidoto vitale del mercato contro scandali societari e bolle speculative” ha detto Chanos nella sua dichiarazione. La riprova arriva proprio da Chanos che nel 2000 lanciò una famosa “chiamata” sul gruppo Enron Corp, secondo il manager una società dietro cui si celava una truffa clamorosoa. E infatti, da lì a qualche mese, nell’ottobre del 2001, Enron finì nello scandalo che tutti conosciamo.

Anche l’AIMA, la lobby dei fondi hedge, si è pronunciata contro qualsiasi divieto dichiarando la strategia di vendere allo scoperto: “legittima, vitale e capace di aggiungere liquidità ai mercati e facilitare l’individuazione del prezzo equo dei titoli (fair price)…. e non vogliamo vedere nuove regole che si trasformino in un divieto nell’operare short”.

Bandire lo short dai mercati è una decisione difficile. Ad oggi infatti non esistono studi “scientifici” che dimostrano come e se lo short selling abbia effetti negativi o distorsivi sul mercato. Tanto meno sappiamo come i singoli operatori possano, da soli, riuscire a manipolare i prezzi di titoli particolarmente liquidi.

Del resto lo short oggi vive in mezzo a noi e i prodotti levereggiati costruiti con una direzione ribassista (come possono essere le centinaia di ETF short disponibili sul mercato) dicono chiaramente che il mercato non è del tutto contrario a questa pratica, vista più come uno strumento capace di cavalcare un sentiment di mercato che soggetto “portatore di morte e distruzione”.

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