Per la BCE cenni di ripresa nel 2010

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di Fabio Coco 9 Aprile 2009 | 12:30
La contrazione della domanda perdurerà per tutto il 2009, con accenni di ripresa solo nel 2010. L’obiettivo d’inflazione della BCE è di tenere l’inflazione sotto il 2%, con prezzi che riflettano il ristagno dell’economia. Cala dell’1,2% la produttività del lavoro in Europa, con un tasso di disoccupazione aumentato a febbraio all’8,5%.

E’ uscito il bollettino BCE per il mese di aprile. Riportiamo alcuni stralci legati agli argomenti di maggior rilievo per l’area euro.

IL TAGLIO DEI TASSI

Nella riunione del 2 Aprile, “il Consiglio direttivo ha deciso di ridurre di ulteriori 25 punti base i tassi d’interesse di riferimento della BCE. Il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema è stato fissato all’1,25 per cento; quelli sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale sono stati portati rispettivamente al 2,25 e allo 0,25 per cento con effetto dall’8 aprile. I tassi d’interesse di riferimento della BCE registrano pertanto una riduzione totale di 300 punti base rispetto ai livelli dell’ 8 ottobre 2008”.

RIPRESA NEL 2010

“Tale decisione tiene conto dell’aspettativa che le pressioni sui prezzi si mantengano contenute, riflettendo il considerevole calo dei corsi delle materie prime osservato in passato e il pronunciato indebolimento dell’attività nell’area dell’euro e su scala mondiale. È probabile che nel corso del 2009 la domanda continui a essere molto debole sia a livello mondiale sia nell’area dell’euro, per poi registrare una graduale ripresa durante il 2010”.

“L’area dell’euro si è notevolmente indebolita, con la contrazione della domanda interna contestualmente al rallentamento dell’attività mondiale. È probabile che l’attività continui a essere assai moderata nella rimanente parte dell’anno, ma ci si attende una graduale ripresa nel 2010”.

OBIETTIVO D’INFLAZIONE SOTTO IL 2%

“Secondo la stima rapida dell’Eurostat, in marzo il tasso di inflazione sui dodici mesi misurato sullo IAPC si è ulteriormente ridotto, allo 0,6 per cento, dall’1,2 di febbraio. Il calo dell’inflazione dall’estate scorsa riflette principalmente il brusco ribasso dei prezzi delle materie prime osservato a livello mondiale nel corso del periodo. Emergono inoltre crescenti segnali di una moderazione più generalizzata delle pressioni inflazionistiche. Il Consiglio direttivo si aspetta pertanto di assistere a un’ulteriore diminuzione dell’inflazione complessiva nei prossimi mesi, che raggiungerebbe livelli temporaneamente negativi intorno alla metà dell’anno. In seguito riprenderebbe ad aumentare. Queste variazioni di breve periodo non sono, tuttavia, rilevanti nella prospettiva della politica monetaria. In un orizzonte temporale più ampio, rilevante per la politica monetaria, ci si attende che l’inflazione al consumo permanga su livelli inferiori al 2 per cento nel 2010, riflettendo principalmente l’attuale ristagno della domanda nell’area dell’euro e al di fuori dei suoi confini”.

POLITICHE FISCALI CREDIBILI

“Per quanto riguarda le politiche fiscali, è necessario che sia credibile l’impegno dei paesi a compiere un percorso di risanamento per il ripristino di solide posizioni di bilancio, nel pieno rispetto del Patto di stabilità e crescita. Ciò risulta essenziale per mantenere viva la fiducia del pubblico nella sostenibilità dei conti, importante sia per la ripresa economica sia a beneficio della crescita nel lungo periodo. I paesi sottoposti a procedura per i disavanzi eccessivi devono attenersi rigorosamente alle raccomandazioni del Consiglio Ecofin in materia di interventi correttivi. Molti paesi dovranno precisare ulteriori misure di risanamento credibili per il 2010 e gli anni a seguire. L’integrale e coerente applicazione delle disposizioni giuridiche dell’UE tese ad assicurare politiche di bilancio solide. E’ condizione indispensabile per preservarne la credibilità in quanto pilastro dell’assetto istituzionale dell’Unione economica e monetaria. Passando alle riforme strutturali, il Consiglio direttivo accoglie con favore l’impegno assunto dal Consiglio europeo di primavera di avvalersi appieno, nelle attuali circostanze, della rinnovata strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione”.


CALO PRODUTTIVITA’ E LAVORO

”Nei mercati del lavoro dell’area dell’euro le condizioni hanno continuato a deteriorarsi negli ultimi mesi. Nel quarto trimestre l’occupazione è diminuita dello 0,3 per cento sul trimestre precedente. La scomposizione settoriale dell’occupazione sarà pubblicata agli inizi di aprile. In prospettiva, le indagini sulle intenzioni di assunzione delle imprese suggeriscono il persistere di dinamiche molto modeste per l’occupazione nei prossimi mesi. Con la contrazione dell’attività, anche la produttività del lavoro è diminuita nel quarto trimestre, scendendo dell’1,2 per cento sul trimestre precedente, dopo un calo dello 0,1 per cento nel terzo trimestre. Gli ultimi dati segnalano un calo dell’1,3 per cento sull’anno precedente del tasso di crescita della produttività. I dati più recenti sull’indice di produttività PMI suggeriscono un persistente deterioramento della crescita della produttività del lavoro. Il tasso di disoccupazione nell’area dell’euro è aumentato all’8,5 per cento in febbraio, con un incremento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente, dopo una revisione al rialzo di 0,1 punti percentuali del dato di gennaio”.

IL TASSO DI CAMBIO

“Il 1° aprile il tasso di cambio effettivo nominale dell’euro – misurato rispetto alle divise di 21 importanti partner commerciali dell’area – era inferiore di circa l’1,5 per cento al livello di fine 2008 e superiore di circa l’1,0 per cento alla media del 2008 (cfr. figura 32). Questo moderato deprezzamento dagli inizi del 2009 riflette l’indebolimento dell’euro sul dollaro statunitense e la sterlina britannica, in parte compensato da un rafforzamento nei confronti di altre valute (soprattutto franco svizzero, yen giapponese, zloty polacco e fiorino ungherese). Il tasso di cambio effettivo nominale dell’euro ha continuato a subire notevoli oscillazioni negli ultimi tre mesi. In particolare l’euro si è deprezzato in gennaio, a causa del perdurare dei fattori transitori favorevoli al dollaro statunitense e dell’emergere di ulteriori segnali della gravità della contrazione nell’area dell’euro. Si è poi stabilizzato in febbraio, in parte come reazione alle numerose misure di sostegno adottate dai governi e dalle autorità monetarie di tutto il mondo, e ha segnato una ripresa in marzo nel contesto di un lieve calo dell’avversione al rischio rispetto agli elevati livelli osservabili dalla fine del 2008”.

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