La rinascita passa dalla semplicità

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di Marco Mairate 10 Aprile 2009 | 08:30
Dopo gli anni “bui” della finanza creativa e incoprensibile, quello che il mondo si aspetta e chiede al sistema fiannziario e del credito è un ritorno alle origini di prodotti e servizi chiari.

Il gruppo olandese ING (ben conosciuto in Italia per avere importato quel fenomeno di “costume” rappresentato dal Conto Arancio”) ha deciso di fare un passo indietro nella sua strategia di crescita e tornare alla semplicità. Termine che non necessariamente significa regressione ma che nel caso della banca olandese salvata dagli aiuti di Governo (salvataggio che ha portato pure alle dimissioni di un Ministro) significa semplificare una struttra tropppo complessa e poco trasparente raggrupandola in due linee principali: una bancaria e una assicurativa.

Il piano inoltre prevede cessioni, una maggior resposabilizzazione delle singole unità e un nuovo impulso alla redditività del capitale.

E’ finito il tempo dei prodotti strutturati, degli asset costruiti sul valore degli altri asset: basta con CDS, CDOs, ABS e tutte le altre “sigle sindacali” dell’ingengeria finanziaria, c’è voglia di voltar pagina. Ma i segnali del cambiamento sono già nell’aria e chi parte primo vince.

Basta pensare al gruppo Mediobanca che nel bel mezzo della crisi decide di far passare sulle tv nazionali uno spot pubblicitario dove ballerini e attori lanciano il brand di una nuova banca, Che Banca appunto, quasi a voler dare un taglio secco con il passato anche a livello di comunicazione (video a fine articolo).

Un progetto che sembra voler dire, tutto quello che vi serve è qui: un conto semplice, dotato di tutti i serrvizi (virtuali e non), un gruppo serio alle spalle e magari qualche punto di interesse sul conto corrente che in periodi di vacche magre come questi non guasta mai.

Ma spostandoci dal settore finanziario ad altri comparti la solfa non cambia.

Nel mondo della telefonia (altro settore dove l’Italia primeggia per numero di apparecchi procapite) fino a pochi anni fa l’utente medio (come il sottoscritto) doveva prendere una laurea in ingengneria elettronica per capire quale fosse la tariffa più adatta al suo profilo di consumi. Oggi non è più così.

Allo stesso modo di quanto accadde da anni negli Stati Uniti o in Inghilterra, le compagnie telefoniche hanno compreso che quello che è importante (oggi) non è confondere ma essere trasparenti ma legare il cliente e soddisfarlo. Per questo fanno capolino nelle nostre vite i pianitariffari Tutto Compreso, dove l’unico dubbio che rimane al singolo è quale telefonino farmi regalare quando sottoscrivo l’abbonamento.

Lasciando i cellulari e spostandoci verso il mondo delle utiliy (altra giungla tariffaria), anche luce e gas sembra si stiano lasciando ‘contaminare’ dal virus della semplicità e dal concetto di allinclusive: filosofia straconosciuta dai vacanzieri di tutto il mondo con evidenti vantaggi per il portafoglio (meno per la cultura) ed ora possibile futuro anche per luce e gas con tariffe mensili chiare e finite.

Quando è il consumatore a decidere quanto e come, un piccolo miracolo è già accaduto. Il passo successivo spetta all’azienda, l’unica in grado di ridurre i costi dei servizi attraverso investimenti, ricerca  e sviluppo. Semplicità.
 

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