Le ali della Libertà

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di Finanza Operativa 21 Marzo 2018 | 19:00

A cura di Aqa Capital

Le Ali della Libertà è la storia di Andy Dufrensne, ergastolano per due  omicidi, dal carcere riuscirà ad aveadere. Ma prima della libertà materiale Andy aveva già conquistato un’altra libertà, quella interiore, aiutato anche dai rapporti di amicizia. Red e gli altri detenuti parlano spesso di Andy dopo la sua evasione: grazie al suo cuore d’oro, infatti, era riuscito a fare di loro delle persone migliori. Aveva insegnato a tutti che la paura ti rende prigioniero, la speranza può renderti libero.

Prosegue la lotta di Donald Trump, da solo contro il resto del mondo. Si parla di commercio internazionale, di dazi, di tariffe, di divieti all’import di prodotti stranieri in Usa. La paura è quella di perdere ricchezza, posti di lavoro, competenze a favore degli altri Paesi.

Trump aveva, prima, annunciato dei dazi su alluminio e acciaio per tutti i Paesi, poi “l’amicizia” ha permesso di rivedere la rigidità iniziale. Paesi amici come Canada e Messico sono stati esentati. L’Europa si è appellata all’amicizia storica, anche lei per avere una via preferenziale. Trump ha chiesto il taglio di alcuni vincoli europei alle merci Usa. L’amicizia è così, chiede spesso la reciprocità. Ora libertà commerciale e amicizia storica si intrecciano in una guerra che sta preoccupando e, non poco, i mercati di tutto il mondo.

Nel film è l’amicizia la via per trovare una libertà interiore ai detenuti. L’amicizia tra due Paesi spesso riesce ad ammorbidire toni e ostacoli, trovare soluzioni di reciprocità. Il problema principale è quando non c’è amicizia tra  due Paesi e, soprattutto, due superpotenze, con caratteri molto diversi come Usa e Cina.

Gli Stati Uniti si starebbero preparando a varare un pacchetto di dazi contro la Cina su 30 e forse fino a 60 miliardi di dollari di importazioni. I nuovi dazi colpirebbero soprattutto prodotti tecnologici. Un pacchetto che include anche restrizioni agli investimenti, che dovrebbe essere annunciato a breve andando a complicare i rapporti già tesi dopo i dazi su acciaio e alluminio. A imbrogliare la situazione, sono state le dichiarazioni del sottosegretario al Tesoro per gli affari internazionali, David Malpass, secondo cui gli Usa avrebbero deciso di interrompere il Comprehensive Economic Dialogue, il dialogo economico con La Cina. L’amministrazione è “delusa” dalla Cina e dai suoi passi indietro nell’aprire il suo mercato alla concorrenza straniera.

Poche ore dopo Maplass ha corretto il tiro: “Mi sono espresso male. Il segretario Steve Mnuchin ha contatti di alto livello con la Cina” ha dichiarato, precisando comunque che “linee di comunicazione” restano in ogni caso aperte.

Il primo incontro dell’era Trump nell’ambito del programma di dialogo è avvenuto lo scorso anno e si è risolto in una nulla di fatto, con Stati Uniti e Cina che non sono riusciti a trovare un accordo sul comunicato finale. Da allora è stata l’impasse.

Dicevamo, l’amicizia molto spesso richiede reciprocità. E della Cina si può dire tutto ma il concetto di reciprocità è molto relativo. Lo Stato finanzia la conquista estera delle proprie aziende, distorce la concorrenza favorendo imprese nazionali, compete con prodotti fabbricati senza rispettare le più basilari pratiche di rispetto dell’ambiente e dei lavoratori, oltre a imporre agli stranieri la condivisione del proprio Know How. Tutto questo non pone le basi per una duratura amicizia. Finora si è sempre creduto che fosse un passaggio momentaneo. Anche per i Paesi occidentali, certe conquiste  su difesa ambientale e della concorrenza sono arrivati col tempo. Solo che la Cina non sembra voler cambiare su questo.

Per essere libero un portafoglio, deve riuscire ad andare oltre agli ostacoli che arriveranno. Bisogna guardarsi dentro, analizzare quei titoli che saranno  limitati da una guerra commerciale per preferire, invece, quelli che possono mettere le ali e volare oltre gli ostacoli.

Crediamo che  le uniche società e investimenti che possono oltrepassare il muro delle cortine di ferro tra Paesi, sono quelli che investono in sviluppo e Know How e, per questo, troveranno soluzioni che li renderanno indispensabili ed essenziali, ogni Paese li vorrà comunque avere. Sono titoli internet, farmaceutici, software, molto meno legati alle materie prime ma sbilanciati sul futuro, difficili da tassare. La loro libertà è offrire dei servizi che non conoscono barriere perché puntano a soddisfare sempre meglio bisogni umani uguali per tutti.

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