Powell alza i tassi, i commenti degli esperti

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di Finanza Operativa 22 Marzo 2018 | 12:30

Il primo atto di Powell come presidente Fed è stato il rialzo dei tassi di un quarto di punto. Rialzo già atteso, che prelude rprobabilmente ad ulteriori mosse future in questo senso. Ecco i commenti degli esperti in merito:
James Athey, Senior Investment Manager di Aberdeen Standard Investments, ha commentato: “Il nuovo presidente della Fed, Jerome Powell, continua sulla strada già intrapresa dal suo predecessore. Quello di ieri è stato un rialzo molto ben segnalato, come ormai i mercati erano stati abituati ad attendersi. Ma quello che troviamo davvero interessante è che la Fed prevede da qui in avanti una serie di rialzi leggermente più aggressivi e tassi di interesse più elevati rispetto a quanto pianificato in precedenza.
Evidentemente, l’effetto di lenta ma continua crescita della forte economia statunitense inizia a tradursi in una posizione più rialzista della Fed. Un quadro che probabilmente spingerà un rafforzamento del dollaro e un indebolimento dei Treasury”.
Jeremy Gatto, Investment Manager del CAS Team di Unigestion commenta: “La riunione di ieri del FOMC conferma, come da tempo sosteniamo, che la normalizzazione della politica monetaria è ampiamente in atto. Powell si è impegnato ad aumentare i tassi, indicando una forte crescita economica globale, sottolineando al contempo che la Federal Reserve è alla ricerca di un’agenda di compromesso.
 
Mentre lo scenario economico si stabilizza e le banche centrali di tutto il mondo continuano a inasprire la propria politica monetaria, gli investitori dovranno adattarsi a una stretta ulteriore della liquidità e a una volatilità potenzialmente più elevata, con opportunità localizzate soprattutto all’interno di giochi di valore relativo, diversificazione e allocazione dinamica.
 
In termini di posizionamento, siamo attualmente corti sull’investment grade credit poiché riteniamo che gli attuali spread non ricompensino gli investitori per il rischio assunto, oltre al fatto che la stretta sulla liquidità e la maggiore volatilità potrebbero renderli vulnerabili. Dalla fine dello scorso anno abbiamo sottopesato la duration, in quanto il rischio di inflazione era sottostimato dal mercato. Con la convergenza dei prezzi di mercato e il posizionamento estremamente short, recentemente abbiamo assunto posizioni tatticamente lunghe sull’obbligazionario, dal momento che gli attuali livelli di rendimento offrono un carry interessante”.
Keith Wade, Chief Economist & Strategist, Schroders afferma: “Come da attese, la Federal Reserve ha alzato i tassi di 25 punti base nel corso del FOMC di marzo, portando il corridoio del Fed Funds rate da 1,25%-1,5% a 1,5%-1,75%. Al suo primo incontro, il nuovo Presidente, Jerome Powell, ha anche annunciato che il Comitato ha rivisto al rialzo le previsioni su crescita e inflazione, e ha aumentato le aspettative sul percorso atteso dei tassi. Il profilo più alto sui tassi – il dot plot – è focalizzato al di là di quest’anno, in quanto la Fed intende inasprire la politica monetaria in modo graduale da qui al 2020. Entro la fine di quell’anno, il dot mediano sarà al 3,4%.
Vediamo ancora spazio per ulteriori rialzi quest’anno, con gli sgravi fiscali che avranno effetto e con la Fed che dovrà adattarsi alla politica fiscale. Ci aspettiamo quattro aumenti dei tassi quest’anno e due il prossimo. Le nostre previsioni coincidono con i dot plot a fine 2019.
Resta da vedere se ciò sarà sufficiente per frenare l’inflazione. Molto dipenderà dalla rapidità con cui accelererà la spesa pubblica. I dazi più elevati potrebbero complicare il quadro, alimentando l’inflazione e indebolendo la crescita.
I rischi alle nostre previsioni sembrano schiacciati verso l’alto per i tassi. Il mercato appare colomba nell’aspettarsi che la Fed non avrà certamente terminato il percorso di normalizzazione entro la fine dell’anno”.
 

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