l bluff di Trump destinati ad affossare nuovamente il dollaro?

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di Finanza Operativa 28 Marzo 2018 | 12:30

Di P. Rosenstreich, Head of Market Strategy e V. F. Mivelaz analista, Swissquote

Come ci aspettavamo, il Presidente Trump ha messo in scena uno dei suoi soliti bluff. La minaccia di una guerra commerciale delle tariffe con la Cina è stata prontamente ridimensionata secondo uno schema-Trump che sta ormai diventano un chiaro modello di negoziazione: il Presidente picchia duro nei suoi annunci per poi ricomporre i rapporti a telecamere spente. Indubbiamente una mossa politica brillante, che gli consentirà di arrivare alle elezioni di Midterm del prossimo novembre con già in tasca la prova che ha effettivamente mantenuto le sue promesse elettorali. Si tratta anche di un messaggio potente ai suoi elettori: Trump sarà in grado di portare a termine ciò che gli altri politici non potranno fare, ovvero guardare dritto negli occhi e tenere testa al Dragone cinese. Ecco perché a nostro parere a questo punto le chance che i Democratici possano riprendersi i seggi persi al Congresso o al Senato diventano veramente scarse.

Diminuite le pressioni geopolitiche, si è ristretto anche lo spread LIBOR-OIS, con i Treasuries americani scivolati in trading difensivo e il Dollaro in vendita. Il biglietto verde si è dimostrato particolarmente debole soprattutto contro le cosiddette commodity currencies, dal momento che il nuovo contratto future sul petrolio denominato in yuan (e che rivaleggia con WTI e Brent) sta avendo un grande successo.

Con i rialzi dei tassi Usa già incorporati nei prezzi e senza possibilità di vedere ulteriori sorprese da questo punto di vista (se non nell’ipotesi di un’accelerazione significativa del Pil americano) il potenziale rialzista del Dollaro diventa limitato. Le monete dei Paesi Emergenti stanno infatti recuperando terreno ora che diminuirà la percezione di rischio di guerre commerciali e l’Euro avrà comunque uno spazio di apprezzamento comunque limitato con il dato sull’inflazione core di marzo che potrebbe rimanere invariato, spingendo così la Bce più vicina al momento di concludere la sua politica accomodante.  

Anche sulla base degli ultimi dati macroeconomici pubblicati in Francia, che nel 2017 è riuscita a riportare il rapporto deficit/Pil sotto il 3% per la prima volta in dieci anni, rimaniamo fiduciosi sul fatto che l’Europa tutta sia ormai avviata sulla strada della ripresa e che il rafforzamento dell’Euro contro il Dollaro (già a +3,78% da inizio anno) proseguirà proprio sulla base della debolezza strutturale della divisa americana e dell’appeal che la moneta unica esercita. Le nostre attese sono per un primo obiettivo a 1,2470 e poi a 1,25 nel breve termine.

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