La ricerca globale di rendimento nelle obbligazioni corporate secondo Capital Group

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di Finanza Operativa 4 Aprile 2018 | 10:30

Di Vantil Charles, gestore dei portafogli di obbligazioni corporate globali di Capital Group

Le obbligazioni corporate stanno attraversando un momento positivo grazie al ritmo moderato della crescita globale sincronizzata e al panorama macroeconomico positivo. La politica monetaria, nello specifico l’allentamento delle misure accomodanti, rivestirà un ruolo importante nel proseguimento di questo trend, determinando un incremento moderato dei tassi di interesse e una ripresa dell’inflazione.

Oggi i timori suscitati dal rischio politico si sono significativamente ridotti rispetto all’inizio del 2017: i mercati hanno reagito positivamente alla maggioranza dei risultati elettorali in Europa, mentre in Germania sembra esserci maggiore chiarezza riguardo al futuro della coalizione guidata da Angela Merkel.

Negli USA resta cruciale la questione fiscale. Le minori imposte sulle società potrebbero avere un impatto positivo sugli emittenti USA ma gli altri Paesi potrebbero adottare alcune contromisure. I ministri delle finanze delle principali economie europee hanno già espresso i propri timori rispetto al possibile utilizzo della riforma fiscale da parte dell’amministrazione Trump per promuovere la discriminazione commerciale. Quindi, a breve termine, questi cambiamenti dovrebbero sostenere le obbligazioni corporate statunitensi ma in futuro non sono da escludere altre conseguenze inattese.

Un’area particolare del mercato che potrebbe risentire fortemente del cambiamento di politica è quella della società tecnologiche con ingente liquidità in quanto potrebbero trarre vantaggio dallo sconto straordinario sul rimpatrio degli utili esteri per finanziare i propri buyback. Di recente, queste società hanno incrementato il proprio indebitamento per finanziare il riacquisto di azioni proprie, e siamo quindi prudenti in merito alle conseguenze che potrebbero venire da queste innovative modifiche della politica.

Il posizionamento del portafoglio rispecchia il fatto che, pur se sostanzialmente positive, le prospettive macroeconomiche presentano tuttora qualche incertezza. Tutte le asset class, inoltre, sono state caratterizzate da una ridotta volatilità, imponendo di conseguenza di adottare un atteggiamento piuttosto cauto. Tendiamo pertanto a optare per titoli più difensivi e la nostra predilezione ha comportato un incremento dell’esposizione a settori come i servizi di pubblica utilità, che rappresentano il sovrappeso più consistente in portafoglio.

In linea generale, deteniamo per la maggior parte titoli stabili e di alta qualità, lasciando però un margine per alcune opportunità idiosincratiche caratterizzate da un rischio percepito superiore, poiché spesso offrono l’opportunità di ottenere rendimenti potenzialmente più elevati. Privilegiamo le società che sono in grado di contare sui flussi di cassa stabili ed elevati o che si trovano attualmente in fase di riduzione dell’indebitamento: si tratta infatti di aziende che, grazie a flussi di cassa ben visibili e un ottimo management, ottengono buoni risultati nell’arco dell’intero ciclo economico.

Concentrarsi esclusivamente sulle società in grado di offrire i rendimenti più elevati nell’ambito dell’indice di riferimento o i cui rendimenti fanno registrare cali particolarmente significativi comporta rischi troppo elevati dal momento che parliamo di un’asset class relativamente illiquida. Cerchiamo invece di diversificare il più possibile le partecipazioni, optando peraltro per una rotazione relativamente ridotta.

Al momento le opportunità più interessanti si trovano nel settore bancario, energetico e dei servizi di pubblica utilità. Queste ultime garantiscono un certo grado di stabilità e possono realizzare buone performance nei periodi di incertezza, mentre il nostro outlook per le quotazioni petrolifere è favorevole e ci aspettiamo che le società dell’energia ne possano beneficiare, anche se non in maniera generalizzata. Al contempo, anche le nuove emissioni nei servizi finanziari statunitensi potrebbero essere fonte di opportunità.

L’approccio bottom-up agli investimenti, orientato alla ricerca e svincolato dal benchmark, è che permette di concentrarsi sui fondamentali dell’emittente ed evitare l’esposizione nel caso in cui il profilo di rischio sia sfavorevole. Ad esempio, attualmente non investiamo in uno dei maggiori emittenti sul mercato che opera nel settore industriale e vanta titoli di debito in circolazione sui mercati dei capitali per circa 150 miliardi di dollari. Per diversi anni, la nostra analisi dei fondamentali ha messo in discussione la complessità della società, la sua strategia d’impresa e il relativo profilo di rischio. In questa fase del mercato le obbligazioni sono in difficoltà, in quanto alcune di queste emissioni stanno giungendo a scadenza.

Anche se il processo decisionale è basato soprattutto sulle opinioni bottom-up relative alle singole società, ci sono sempre opportunità per sfruttare i temi di alcuni settori, come quello delle fusioni e acquisizioni (M&A) nel settore farmaceutico. Negli ultimi anni in diverse occasioni abbiamo assistito a significative operazioni straordinarie. Sebbene questa possa essere ritenuta una valida ragione per evitare il settore, in realtà ha offerto ricche opportunità di investimento con società dai flussi di cassa interessanti, stabili e robusti, e per cui si prospettano svariati anni di riduzione del rischio.

Puntiamo a individuare quelli che definiamo “buoni titoli in aree geografiche difficili”. Le economie dell’Europa periferica sono in genere ritenute mercati rischiosi e quindi spesso evitate, pur offrendo ancora molte opportunità. Siamo alla ricerca di società con quote di mercato dominanti e flussi di cassa diversificati che vanno al di fuori del Paese di domicilio per favorire la riduzione del rischio. Pertanto, deteniamo diversi investimenti di lungo periodo in emittenti dotati di ottimi fondamentali ma che offrono anche rendimenti superiori rispetto alla maggior parte delle obbligazioni investment grade.

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