Immobiliare commerciale: 1,5 miliardi investiti nel primo trimestre in Italia

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 17 Aprile 2018 | 19:00

a cura di Bnp Paribas Re

L’inizio del 2018 ha registrato un sottodimensionamento degli investimenti nell’immobiliare commerciale italiano: con circa 1,5 miliardi di euro la riduzione dei volumi è stata del 25% circa rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Si ricordi tuttavia che il 2017 è stato particolarmente dinamico con investimenti che hanno raggiunto il livello record di 11,1 miliardi di euro.

«Si tratta comunque di un buon trimestre che ha attratto capitali superiori alla media storica quinquennale e decennale dei primi trimestri dell’anno» commenta Cristiana Zanzottera, responsabile dell’Ufficio Studi di BNP Paribas Real Estate Italia. «I capitali internazionali continuano a dominare la scena del real estate italiano a testimonianza della riconosciuta maggiore maturità e liquidità del mercato» continua Zanzottera.

«L’interesse per il nostro Paese rimane elevato anche alla luce delle dichiarazioni dei player internazionali sulle intenzioni di investire in Italia. Tuttavia, la mancanza di opportunità, che per alcune asset class core in location core sta diventando sempre più rilevante, determina un mismatch fra volontà di allocazione ed effettive possibilità di chiudere deal», continua Zanzottera. «Alla luce di questo contesto potremmo ragionevolmente aspettarci un generale incremento delle operazioni di tipo value add nel 2018», conclude Zanzottera.

Diversamente dal solito, il maggior contributore ai volumi totali del Q1 2018 è stato il settore Retail (per il 50% circa) e non quello Uffici (20% circa). La crescita dei volumi del Retail rispetto al primo trimestre 2017 (+40% circa) è dovuta alla chiusura di due importanti deal di portafoglio: uno nel segmento dei Centri Commerciali e l’altro nell’High Street di Milano e Roma. La performance della Logistica nel primo trimestre rimane positiva (+80% circa rispetto ai primi tre mesi del 2017) in continuità con l’ottimo risultato dello scorso anno e con ulteriore compressione dei rendimenti netti prime attualmente al 5,50%.

«Il generale sottodimensionamento del settore Uffici rispetto al passato non riflette una mancanza di interesse: a Milano manca prodotto in vendita di tipo core in un contesto che comunque sta diventando sempre più caro; a Roma l’interesse è in crescita, grazie anche al fatto che Milano è sempre più costosa, ma manca il prodotto che possieda le caratteristiche richieste dagli investitori internazionali» commenta Zanzottera. Da qui, la stabilità dei rendimenti netti prime Uffici registrata nei CBD delle due città fra fine 2017 e inizio 2018.

 Il mercato leasing degli Uffici a Milano ha registrato nel primo trimestre circa 88.000 metri quadrati di assorbimento per 60 transazioni: uno dei migliori risultati fra quelli di inizio anno (+40% rispetto alla relativa media decennale). Il Q1 2018 nel CBD Duomo è stato più dinamico rispetto all’anno precedente (+18%) grazie a un numero maggiore di operazioni, incluse alcune chiuse a canoni particolarmente elevati che hanno determinato, tra l’altro, l’incremento del valore prime in città dai 550 €/mq/anno (di chiusura 2017) agli attuali 560 €/mq/anno. Negli altri sottomercati di Milano i canoni sono rimasti stabili.

A Roma l’attività leasing di spazi Uffici ha registrato un assorbimento pari a circa 23.000 metri quadrati, per un totale di 26 transazioni (in aumento rispetto alle 15 che in media vengono chiuse nel primo trimestre dell’anno). Il Greater EUR ha assorbito circa il 40% del totale spazi, seguito dal CBD al 26% ma in crescita del +190% rispetto al Q1 2017 grazie alla chiusura di una transazione di dimensioni rilevanti. Stabilità dei canoni prime in tutti i sottomercati romani.

«Il leggero sottodimensionamento dei valori degli indicatori in questo inizio di 2018 è da leggersi alla luce della straordinaria performance del 2017. Le prospettive rimangono positive grazie anche alla dinamicità di alcuni settori specifici, quali logistica e “asset alternativi”, alla pipeline delle operazioni in corso e al probabile ingresso sul mercato di nuovi investitori», conclude Cristiana Zanzottera.

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