Debito emergente: tre motivi per non ignorare i criteri ESG

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di Finanza Operativa 23 Aprile 2018 | 12:00

A cura di Theo Holland, co-manager del Kames Emerging Market Bond Opportunities fund
L’applicazione dei criteri ESG (environmental, social e governance) al debito emergente appare impossibile, data la complessità delle economie emergenti e il ruolo importante che le risorse naturali giocano per molte di esse. Tuttavia, tali fattori non dovrebbero essere esclusi come driver di rendimento, anzi dovrebbero essere un elemento chiave nella valutazione. La natura stessa dei mercati emergenti, infatti, è tale che i fattori ambientale, sociale e di governance possono avere un impatto molto significativo.
Una cattiva amministrazione, ad esempio, può influenzare gli investimenti nel debito emergente più di quanto non faccia nell’area sviluppata. L’elemento più rilevante nel trittico ESG, di fatto, è la governance, in quanto il sistema legislativo è molto meno testato nelle regioni emergenti rispetto al mondo sviluppato. A dimostrarlo Senegal e Costa D’Avorio, due Paesi che totalizzano un buon punteggio nel rinomato Ibrahim Index of African Governance, strumento che misura e monitora la performance della governance di stati africani. Entrambi i Paesi sono membri del WAEMU, ovvero la West African Economic and Monetary Union, con la sua forte attenzione a temi come cooperazione e stabilità e il suo stretto legame con la Francia. Questi elementi sono importanti indicatori della solidità della governance e fattori critici nel determinare lo stato di salute del credito.
Al contrario, nonostante ci siano alcune emittenti, sia finanziarie non statali che società private, di elevata qualità, siamo molto scettici sul mercato russo, nel quale non abbiamo infatti al momento alcuna posizione. E’ complesso avere visibilità sull’istinto centralizzatore del governo di Mosca, così come sulle sue controverse scelta di politica estera che hanno particolarmente impattato l’economia del Paese sotto forma di sanzioni.
L’elevata esposizione del debito emergente alle materie prime, come petrolio e gas, metalli o prodotti agricoli, inoltre, richiede attenzione. Coloro che investono in titoli collegati al mercato oil&gas nigeriano, ad esempio, dovrebbero essere consapevoli di quella che è stata la contrastata storia del coinvolgimento di capitali esteri nel settore energetico del paese. Che si parli di impatto ambientale, di record nell’impiego di forza lavoro locale o delle imperfezioni nei contratti di lavoro, questo stato mostra numerose sfide ambientali e sociali che, dal nostro punto di vista, alzano l’asticella del rischio connesso all’investimento.
Un occhio di riguardo ai temi ESG, infine, permette di individuare quelle regioni che stanno tentando di evolvere il proprio modus operandi, migliorando così il proprio outlook di investimento. Un nome tra tutti, in questo caso, è l’Arabia Saudita: grazie al nuovo principe sono state adottate misure che alleggeriscono le restrizioni che gravano sulla popolazione più giovane, inclusa una minore segregazione raziale e maggiori investimenti nell’industria dell’intrattenimento. Non ci sono dubbi che il Paese debba ancora affrontare molteplici sfide, ma i passi che sta muovendo sono indubbiamente importanti per l’investment case dell’Arabia Saudita.

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