Fidelity Analyst Survey, fiducia delle imprese al top degli ultimi 5 anni

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di Finanza Operativa 24 Aprile 2018 | 17:30

Fiducia” è la parola d’ordine secondo la Fidelity Analyst Survey 2018, che illustra le view degli analisti di Fidelity sui principali trend che caratterizzeranno i prossimi mesi. Il sentiment degli analisti raggiunge nuove vette A quanto pare, i dirigenti delle società hanno imparato dagli errori commessi in passato e guardano al futuro con ottimismo. Secondo l’indagine 2018, gli analisti di Fidelity sono ancora più ottimisti di quanto non lo fossero all’inizio dello scorso anno.
L’indicatore globale del sentiment, una rilevazione aggregata della fiducia delle imprese attraverso la percezione degli analisti Fidelity, è cresciuto sino a toccare il livello massimo degli ultimi cinque anni. Attualmente si trova in fase di “surriscaldamento”, vale a dire che gli analisti hanno una visione più positiva che negativa delle condizioni attese per i prossimi 12 mesi. Questa fiducia si manifesta nei diversi settori e perimetri geografici ed è ovunque più forte rispetto allo scorso anno.
La fiducia delle imprese cresce nelle varie regioni
Fiducia imprese 
Il management delle società prevede condizioni stabilmente favorevoli e predispone di conseguenza i piani aziendali. Le imprese cioè nutrono fiducia nella crescita della domanda più che negli anni scorsi, mantenendo nel contempo la propensione verso la riduzione dei costi. Con una netta inversione di tendenza rispetto al passato, le aziende sono tornate a investire nel proprio capitale produttivo. Spendono in tecnologia per potenziare l’innovazione ed essere più competitive e innalzano timidamente i salari. Le società, inoltre, sono propense a impiegare l’aumento di redditività del capitale per remunerare gli azionisti con dividendi più cospicui e maggiori operazioni di buyback e si guardano intorno per cogliere opportunità in termini di fusioni e acquisizioni. Hanno fiducia nella solidità dei propri bilanci, non soltanto in virtù di risparmi sui costi e rigore nella spesa, ma anche perché molte di esse hanno approfittato del rialzo sui mercati obbligazionari per rifinanziare il debito a tassi più convenienti e con scadenze più lunghe.
ESG: una nuova bussola morale
Sembra inoltre che cresca la propensione all’ascolto. Per il momento è impossibile stabilire se si tratti o meno di un comportamento da picco del ciclo, nella relativa calma di una congiuntura con basse tensioni finanziarie. Tuttavia è chiaro che le società non ignorano più le preoccupazioni degli investitori in relazione agli standard sociali, ambientali e di governance. Ancora oggi solo una minoranza delle aziende prende effettivamente in carico questo tema, ma il crescente interesse è una tendenza indiscutibile. Un tempo prerogativa dei ricchi mercati nell’Europa settentrionale, le considerazioni ESG stanno trovando sempre più spazio sul tavolo dei consigli d’amministrazione in tutte le regioni.
Inflazione: pochi motivi di preoccupazione
Nel complesso, l’indagine offre scarsi motivi per temere la fine imminente di queste condizioni positive e certamente non lancia nessun grido d’allarme. La rivoluzione tecnologica è il fenomeno di maggior rilevo tra le imprese (le quali stanno già aumentando i budget destinati alla tecnologia per tenere testa alla concorrenza e posizionarsi in modo da affrontarne la minaccia)2. Neppure l’inflazione suscita preoccupazione. Un eccessivo tasso d’inflazione dei costi, dei salari o dei prezzi di vendita, unito all’aumento dei costi di finanziamento, potrebbe innescare un inasprimento delle condizioni di politica monetaria, limitando la crescita della domanda reale e obbligando le società a ridimensionare i piani di spesa e investimento. Pur segnalando moderati aumenti dell’inflazione relativa a costi di produzione e salari, nonché un lieve rafforzamento del pricing power tra le aziende di loro competenza, i nostri analisti sono altresì convinti che l’inflazione dei prezzi dei prodotti resterà pari o inferiore a quella dei prezzi al consumo.
Leva finanziaria: fiducia sì, ma con cautela
Nella fase attuale del ciclo, la leva finanziaria di norma comincia ad aumentare poiché la fiducia tende a trasformarsi in esuberanza. Il debito complessivo globale (comprendente sia quello pubblico che quello privato) è inoltre cresciuto su massimi record, portandosi ben al di sopra dei livelli pre-crisi e rendendo tutte le maggiori economie più vulnerabili ad un aumento dei tassi di interesse. Non sarebbe quindi apparso strano se le aspettative in materia di leva finanziaria e tassi di default avessero cominciato a salire e se i bilanci si fossero indeboliti. Eppure i nostri dati non indicano niente del genere. Al contrario, l’indagine degli analisti evidenzia che i bilanci sono ben finanziati nei vari settori, le esigenze e i costi di finanziamento nonché i tassi di default sono stabili e la leva finanziaria è andata leggermente calando nel 2017, conseguenza di un uso prudente del capitale nonostante la crescita economica si protragga ormai da alcuni anni. Potremmo assistere a una certa effervescenza in termini di attività favorevoli agli azionisti, le quali tendono ad aumentare nelle fasi mature del ciclo. Le disponibilità liquide rimpatriate negli Stati Uniti sotto lo scudo della nuova legislazione dovrebbero essere impiegate principalmente per buyback azionari. Nei casi in cui la leva finanziaria è data in aumento (solo tra il 20% degli analisti), il fenomeno viene attribuito ad attività di buyback azionari, fusioni e acquisizioni e distribuzione di dividendi nonché all’incremento della spesa in conto capitale. Quasi nessuno degli intervistati ha correlato la crescita della leva finanziaria a un previsto deterioramento dei flussi di cassa.
Conclusione
La combinazione tra margini societari sui massimi record, finanziamenti estremamente convenienti, una forte pressione salariale, prezzi favorevoli delle materie prime e crescita economica sincronizzata a livello globale è una circostanza quanto meno inusuale. Lo scenario aziendale può davvero continuare ad essere così idilliaco? Un ulteriore allungamento delle scadenze del debito sarà difficile da ottenere, i tassi d’interesse e i rendimenti stanno ormai aumentando rispetto ai minimi e i margini societari non possono praticamente fare altro che diminuire. I costi di finanziamento in Cina dovrebbero aumentare, ma non si prevede che la crescita rallenti in misura significativa. Per l’anno in corso, dunque, le imprese continuano a coltivare una grande fiducia e agiscono di conseguenza.

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