Criteri ESG: non è più una questione di “SE” o “QUANDO”, ma di “COME”

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di Finanza Operativa 30 Aprile 2018 | 12:00

A cura di Syz Asset Management
Con società e autorità normative sempre più sensibili alle tematiche ESG, numerosi investitori si sentono in dovere o sono costretti a prestare maggiore attenzione alle stesse. Da una prospettiva prettamente finanziaria, si potrebbe anche sostenere che non si tratta più di una questione di coscienza, ma riguarda al contrario la necessità di preservare il valore degli investimenti a fronte di potenziali passività associate ai fattori ESG in rapido aumento.
La Cina è un esempio calzante di questa dinamica. Quando si considerano le virtù ambientali, questo Paese non è certo il primo a venire in mente. Sui social media vengono spesso condivise immagini di megalopoli fortemente inquinate, così come i sentimenti di rabbia e frustrazione dei rispettivi abitanti. Tuttavia, il partito comunista sta prendendo sul serio questa minaccia: si stima infatti che, negli ultimi anni, il 40% di tutte le industrie nazionali sia stato chiuso almeno temporaneamente a fini di ispezione e che 80.000 delle stesse siano state condannate o multate dal ministero dell’ambiente cinese.
Tuttavia, i risultati finora raggiunti sono tutt’altro che incoraggianti: il governo ha promesso di ridurre, entro il 2035, le emissioni di particelle pericolose del 25% rispetto ai livelli registrati nel 2016 e di creare un Sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) per le società attive nel settore energetico. La Cina è quindi un valido esempio del cambiamento epocale in atto: nel giro di pochi anni, l’inquinamento è passato dall’essere una conseguenza inevitabile di crescita e sviluppo economico a un grave problema che deve essere affrontato urgentemente.
MITIGARE IL RISCHIO ESG. Nello scorso decennio si è assistito a un gran numero di dispute legate alle tematiche ESG. Tra quelle che hanno fatto più scalpore troviamo ad esempio Volkswagen, nella bufera per violazioni ambientali e di governance. Nulla tuttavia in confronto al disastro del 2010 causato da British Petroleum nel Golfo del Messico, costato alla società l’astronomica cifra di USD 65 miliardi solo a titolo di risarcimento.  Le potenziali insidie per le società sono molteplici e dipendono dal tipo di attività. La governance rappresenta un chiaro rischio intangibile; eventuali frodi potrebbero infatti causare il fallimento di una società o quantomeno una momentanea perdita di fiducia.
Quello di Enron rappresenta un caso estremo al riguardo. I dirigenti hanno infatti nascosto debiti per miliardi di dollari, falsificando di proposito i libri contabili e spingendo la società verso la bancarotta. Quale che sia la natura del rischio, la società e le autorità normative sono sempre più sensibili alle tematiche ESG e costringono gli investitori, indipendentemente dalle rispettive convinzioni, ad accrescere la loro consapevolezza delle stesse. Non si tratta più di una questione di coscienza, ma riguarda al contrario la necessità di preservare il valore degli investimenti a fronte di potenziali passività in rapido aumento. Ed è proprio in quest’ottica che il carbonio assume un ruolo di primo piano. Come evidenziato da un’indagine di oltre settecento specialisti patrocinata dal Forum economico mondiale (WEF), i fenomeni meteorologici estremi e le calamità naturali sono stati classificati tra i 5 maggiori rischi sia in termini di probabilità che  di impatto sulle aziende.
DOVE RISIEDONO LE OPPORTUNITÀ. La domanda di investimenti che integrino fattori ESG sta aumentando in tutta Europa, con investitori privati e istituzionali che sposano sempre più spesso questa causa, sia per convinzione sia perché sono obbligati a farlo. L’articolo 173 francese è un esempio calzante di questo vincolo, dato che impone agli investitori istituzionali di comunicare come sono integrati, nelle rispettive politiche di investimento, i criteri ESG e le problematiche correlate al carbonio.
Dal punto di vista di un investitore, esistono opportunità legate alle minori emissioni di carbonio; molteplici società si impegnano infatti a fornire energia pulita o  prendono di petto le questioni ambientali. Tuttavia, limitare la scelta a queste società riduce drasticamente l’universo d’investimento, diminuendo non solo il potenziale di performance ma aumentando anche i rischi tematici e di concentrazione. Mantenere un universo d’investimento il più ampio possibile, escludendo inizialmente i maggiori trasgressori e selezionando in seguito le migliori società disponibili in ciascun settore sarebbe un migliore punto di partenza.
Prendiamo ad esempio Excel Energy, un produttore di elettricità statunitense che sta  rapidamente abbandonando i combustibili fossili in favore delle fonti rinnovabili. Nell’ambito di un rigoroso processo incentrato sulla prevenzione delle emissioni di carbonio la società sarebbe probabilmente esclusa, ma è al contrario un operatore virtuoso con un solido potenziale attinente la crescita degli utili.
Inoltre, sul fronte ESG in generale manca ancora la risposta a un’importante domanda: questi fattori sono realmente in grado di generare performance? Per quanto molti studi contraddittori evidenzino quanto sia complesso valutare l’impatto dei cosiddetti “soft data”, il Carbon Disclosure Project individua, in uno studio condotto da PWC9, un legame diretto tra la riduzione delle emissioni e la performance. Secondo tale studio, tra il 2005 e il 2011 le società che hanno integrato appieno il cambiamento climatico nella propria strategia hanno sensibilmente sovraperformato il mercato generale. In una nota del 2017 relativa all’utilizzo di dati ESG da parte dei gestori di portafoglio, Goldman Sachs ha analizzato diversi parametri per determinare quale potesse essere una fonte attendibile per la generazione di alpha10. Tra i principali risultati vi era quello secondo cui le società con basse emissioni di carbonio tendevano a sovraperformare, soprattutto fra i produttori petroliferi, le raffinerie, le società chimiche, di infrastrutture e utility.
I risultati puntavano in questa  direzione anche in settori meno scontati con elevati consumi energetici, in particolare quello dei giochi. In conclusione, i dati empirici suggeriscono un  impatto crescente dei fattori ESG sulle performance azionarie. L’analisi dei gas serra offre il duplice vantaggio di essere oggettivamente misurabile e avere importanti conseguenze a livello ambientale e sociale. Ridurre l’impronta di carbonio totale di un portafoglio dovrebbe pertanto limitarne il rischio, aiutando il nostro pianeta e risvegliando inoltre le coscienze degli investitori.  Si tratta in sostanza di una strategia win-win!

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