Focus su economie avanzate ed emergenti

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di Finanza Operativa 7 Maggio 2018 | 14:00

A cura di Adrien PichoudChief Economist Portfolio Manager Syz Asset Management
Economie avanzate. Oops,… Donald Trump l’ha fatto di nuovo! Non stiamo parlando di un tweet, del licenziamento di un funzionario della Casa Bianca o di un’improvvisa inversione di marcia. Al contrario, ci riferiamo all’esplosione di ottimismo innescata dagli sgravi fiscali approvati dal Congresso statunitense alla fine del 2017. Come nel periodo immediatamente successivo alle elezioni, tutti gli indici di fiducia di famiglie e imprese hanno registrato un netto rimbalzo, raggiungendo livelli mai visti da anni o persino decenni.
Tuttavia, sempre come tra la fine del 2016 e gli inizi del 2017, questo ottimismo non riesce a tradursi in una crescita dell’economia reale sensibilmente più elevata. I consumi delle famiglie sono sempre inferiori alla media, nonostante il tasso di disoccupazione basso. Rimane da vedere se ciò sia imputabile a una domanda potenziale che si manifesterà appieno non appena i consumatori risentiranno degli sgravi fiscali o se sia solo il primo segnale di un inasprimento delle condizioni di prestito su un’economia trainata dal credito.
Ciononostante, il clima di fiducia positivo e la crescente spesa per investimenti giustificano un orientamento ottimista sull’economia statunitense. In Europa, la situazione non è più favorevole come nel 2° semestre del 2017. Gli indicatori economici hanno perso leggermente terreno rispetto ai massimi dello scorso anno, in parte perché la loro corsa non poteva durare all’infinito, ma anche a causa di difficoltà di più breve termine, come l’impatto ritardato del maggior vigore dell’euro sugli esportatori europei, in particolare in un contesto caratterizzato da crescenti tensioni commerciali a livello globale. Inoltre, dopo qualche mese di tregua la politica italiana è nuovamente fonte di preoccupazioni per i progetti UE.
L’aspetto positivo per i mercati è che questo potrebbe dissuadere la BCE dalla tentazione di accelerare la normalizzazione della politica monetaria, in particolare ora che l’inflazione nell’Eurozona mostra un andamento negativo. Ciò significa anche che le altre banche centrali europee dovranno aspettare un po’ più a lungo prima di abbandonare le politiche ultra espansive. La Banca d’Inghilterra potrebbe essere l’eccezione, in quanto ha in programma un rialzo dei tassi in risposta all’inflazione superiore al target, in particolare ora che la sottoscrizione dell’accordo transitorio sulla «Brexit» è sempre più vicina.
Economie emergenti. Anche se in ritardo rispetto alle altre grandi economie dei mercati emergenti, il Sudafrica finalmente evidenzia dinamiche economiche positive e una ripresa  convincente grazie ai cambiamenti a livello politico e alla spirale virtuosa creata dall’apprezzamento del rand, che riduce le pressioni inflazionistiche e offre alla banca centrale un margine di manovra per un eventuale taglio dei tassi nella seconda parte dell’anno.
La maggior parte dei mercati emergenti continua a beneficiare del rallentamento delle dinamiche di inflazione, poiché la debolezza del dollaro e la conseguente disinflazione importata consentono a svariate banche centrali di adottare un orientamento più espansivo, ad esempio con ulteriori tagli dei tassi in Brasile e Russia o un cambiamento delle prospettive di politica monetaria in Turchia e Messico. In Messico e Brasile le imminenti elezioni presidenziali creano un certo grado di incertezza ma per il resto lo scenario di crescita è favorevole.
Ultimamente l’economia cinese ha prodotto dati economici solidi, anche se probabilmente in parte distorti dalle celebrazioni del nuovo anno cinese. Gli interventi sulle condizioni creditizie, finalizzati a regolare la velocità della crescita del sistema finanziario, non hanno generato impatti negativi degni di nota. Per la Cina, l’incertezza di breve termine è da ricondursi principalmente al potenziale impatto di eventuali dazi doganali statunitensi e, soprattutto, al potenziale deterioramento dei rapporti commerciali tra le due maggiori economie mondiali.

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