Banche e cambiamenti climatici, le nuove linee guida Onu

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di Finanza Operativa 11 Maggio 2018 | 15:30

Sedici tra le maggiori banche internazionali, riunite dall’UNEP FI (Environment Programme Finance Initiative dell’ONU), hanno sviluppato insieme una metodologia per aumentare la consapevolezza delle banche su come il cambiamento climatico potrebbe impattare il loro business.
Questa consapevolezza è fondamentale perché le banche possano diventare più trasparenti circa quali rischi e opportunità legate al cambiamento climatico si trovano oggi di fronte, in linea con le indicazioni della TCFD. Inoltre consentirà alle banche di modificare le loro strategie per contribuire vantaggiosamente alla transizione verso un’economia più sostenibile, coinvolgendo e supportando i loro clienti in questo cambiamento.
La metodologia e i materiali a supporto sono il primo risultato di uno straordinario processo di collaborazione, che negli ultimi 10 mesi ha visto lavorare diverse funzioni delle istituzioni bancarie (credit risk, stress testing, sustainability e business development) con ricercatori ed esperti di gestione del rischio e degli investimenti di altissimo livello.
Le banche che guidano il progetto e che stanno attualmente testando la metodologia sono ANZ, Barclays, BBVA, BNP Paribas, Bradesco, Citi, DNB, Itaú Unibanco, National Australia Bank, Radobank, Royal Bank of Canada, Santander, Société Générale, Standard Chartered, TD Bank Group e UBS. Sono state coadiuvate dalle società di consulenza Oliver Wyman, Mercer e Acclimatise, nonché supportate da ricercatori dell’International Institute for Applied System Analysis (IIASA) e del Potsdam Institute for Climate Impact Reasearch (PIK).
“Molte delle sfide ambientali che il mondo affronta oggi, e in particolare il cambiamento climatico, possono essere ricondotte a una causa fondamentale: una visione a breve termine”  spiega Erik Solheim, a capo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente “I mercati finanziari possono diventare un catalizzatore di interventi sulla sostenibilità, ma perché ciò avvenga è necessario che si orientino maggiormente a pensare a lungo termine. L’aspetto più importante del lavoro della TCFD è che incoraggia le organizzazioni proprio a considerare e a comunicare gli impatti a lungo termine. Questo cambiamento di prospettiva è ciò di cui abbiamo bisogno per raggiungere uno sviluppo sostenibile. Per questo, come UN environment, siamo entusiasti di lavorare con società leader dell’industria finanziaria così impegnate e responsabili”.
 
La metodologia fornisce per la prima volta delle linee guida pensate per condurre le banche ad effettuare una valutazione di lungo periodo dei rischi e delle opportunità legate al cambiamento climatico, come auspicato dalla TCFD. In particolare, la metodologia aiuta le banche ad applicare i modelli sul cambiamento climatico più avanzati – come quelli sviluppati e offerti dal PIK, dallo IIASA e dall’Agenzia Internazionale dell’Energia – per valutare i rischi e le opportunità che la transizione verso un’economia low-carbon può presentare ai loro portafogli creditizi.
“Quando, meno di un anno fa, abbiamo pubblicato le nostre raccomandazioni, abbiamo deliberatamente considerato le banche e le altre istituzioni finanziarie non solo come ricettori delle indicazioni sul cambiamento climatico, ma anche come parte attiva nella produzione di queste indicazioni”  ha dichiarato Christian Thimann, vicepresidente dell’UNEP FI e della TCFD, nonché Senior Executive di AXA “L’abbiamo fatto per enfatizzare il ruolo chiave che quelle istituzioni finanziarie saranno chiamate a ricoprire nella salvaguardia della stabilità finanziaria e nel finanziare la decarbonizzazione dell’economia. Comprendere questa necessità è semplice. La parte più complessa è trovare soluzioni pratiche ed efficaci che consentano alle istituzioni finanziarie di intervenire, di compiere le valutazioni richieste e redigere informative rilevanti. Sono grato al gruppo di lavoro per il contributo che sta apportando in questa direzione”.
 
La guida metodologica è strutturata per:

  • Migliorare le competenze, le procedure e i modelli di risk assessment già esistenti ed utilizzati dalle banche;
  • Consentire valutazioni efficaci sui rischi – e sulle nuove opportunità – che potrebbero svilupparsi in base ai vari possibili scenari di cambiamento del clima;
  • Consentire alle istituzioni di esaminare rischi e opportunità in diverse aree geografiche e settori;
  • Fornire indicazioni di lungo termine che vadano oltre il consueto orizzonte di 2 o 3 anni degli stress-test.

Il progresso fatto con la pubblicazione di questa guida è una pietra miliare. “Attraverso la stretta collaborazione di scienziati, professionisti della gestione del rischio ed esperti di sostenibilità, abbiamo dato vita ad una metodologia innovativa che sarà utile a sostenere un miglior processo decisionale e una più efficace allocazione delle risorse in tema di rischio climatico” ha detto John Colas, Partner di Oliver Wyman e vicepresidente della practice Financial Services per le Americhe “Ci aspettiamo che questa metodologia sia ulteriormente perfezionata con l’attuazione concreta e grazie ai nuovi dati più dettagliati che emergeranno dal lavoro dei professionisti, delle aziende, dei policy maker e degli studiosi del clima”.
C’è bisogno ancora di molto lavoro in vari settori e aree per sviluppare delle best practice. Molti dei modelli disponibili non sono pensati per la valutazione dei rischi finanziari. Le istituzioni finanziarie, insieme alla comunità scientifica, possono affinare la precisione dei modelli e migliorare le variabili relative ai rischi finanziari. Sarà importante anche la collaborazione tra banche e clienti per poter disporre di maggiori informazioni sul tema. Proprio come per lo sviluppo degli stress test macroeconomici, le valutazioni di lungo termine sul clima e le relative informative continueranno a migliorare nel tempo.

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