La guerra commerciale che fa paura alla Cina

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di Finanza Operativa 11 Maggio 2018 | 12:00

A cura di Marco Caprotti, Morningstar
La Cina rischia grosso? Di certo, dicono gli analisti di Morningstar, una guerra commerciale con gli Stati Uniti in risposta all’introduzione da parte dell’amministrazione Trump dei dazi all’importazione di acciaio e alluminio può compromettere seriamente le possibilità di ripresa della prima economia emergente del mondo. “La situazione per ora è fluida”, spiega l’ultimo report preparato dal China Economics Committee di Morningstar che monitora costantemente la situazione del paese asiatico. “Ma un calo dei commerci come quelllo visto con la crisi mondiale del 2008 creerebbe una situazione ingestibile per l’economia cinese. Questa volta, con un rapporto debito/Pil intorno al 261% non ci sarebbe la possibilità di fare investimenti pubblici per far marciare la congiuntura”.
I dati ufficiali forniti da Pechino parlano di una crescita del paese intorno al 6,8%. “Ma è probabile che nel primo trimestre di quest’anno l’andamento sia stato più lento”, spiega lo studio. “Il nostro indice sull’attività economica del paese mostra un progresso del 5,7% rispetto al primo quarter del 2017 dopo il picco del +7,3% toccato nel terzo trimestre dell’anno scorso”.
Come va l’economia cinese
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Fonte: Elaborazione Morningstar
Alla luce di questi dati e con l’economia in transizione da un modello basato sugli investimenti a uno fondato sui consumi interni, una guerra commerciale potrebbe avere effetti pesanti. “La Cina, ora più che mai, ha bisogno del contributo che possono darle le esportazioni”, spiega lo studio. “E gli Stati Uniti fanno ancora la parte del leone nel surplus commerciale del paese asiatico”.
La bilancia commerciale fra la Cina e il resto del mondo
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Fonte: Elaborazione Morningstar
“Se, per ipotesi, i commerci con gli Stati Uniti dovessero calare del 50%, l’effetto negativo per il Pil cinese sarebbe di circa l’1%. Questo, a ruota, porterebbe a una diminuzione degli investimenti, facendo frenare ulteriormente la crescita”.
Meglio muoversi liberamente
In una situazione del genere, dicono gli analisti di Morningstar, possono fare bene quei fondi i cui gestori hanno un mandato che gli consente una certa libertà d’azione. E’ il caso di due strumenti con Analyst rating Bronze, presenti nella categoria Azionari Cina, che l’anno scorso e da gennaio sono stati i migliori del segmento.
UBS (Lux) EF China Opportunities (USD) P USD acc ha segnato +40,27% (in euro) nel 2017 e +2,4% da inizio anno.   “Il processo di investimento inizia con l’identificazione dei settori che, secondo i gestori, beneficeranno della crescita della Cina e che non sono adeguatamente rappresentati nell’indice Msci China”, spiega Claire Liang, fund analyst di Morningstar in un report del 27 aprile 2017.  “Il team conduce ricerche per trovare società che abbiano un business model chiaro, forti flussi di cassa, grande trasparenza e prezzi che non riflettano le potenzialità di crescita nel lungo periodo. Il manager può gestire attivamente la liquidità del fondo quando ritiene che il mercato si stia surriscaldando”. (Analisi completa qui)
Fidelity China Focus E-Acc-EUR ha guadagnato il 23,04% nel 2017 e l’1,5% da inizio 2018.  “Il gestore per prima cosa cerca di capire in quale fase del ciclo economico ci si trovi e tenta di identificare nomi che non sono considerati dal mercato sia per ragioni macroeconomiche che per motivi specifici della società”, spiega Liang, in un report dell’11 aprile 2018. “A quel punto si cerca di capire il valore intrinseco di una società mettendolo a confronto con le valutazioni storiche e gli utili. Poi vengono fatte delle visite presso le aziende ritenute interessanti per comprendere meglio i fondamentali e le strategie. Il titolo resta nel radar per circa sei mesi prima che venga presa una decisione”. (Analisi completa qui)

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