Orientamento favorevole ad azionario Europeo

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di Finanza Operativa 15 Maggio 2018 | 16:30

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory e Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management
I dati macroeconomici sembrano aver superato il punto di scollinamento: i ritmi di crescita dell’economia mondiale continuano a essere buoni, ma la corsa è più a rilento rispetto ad inizio anno. In Europa l’indice delle sorprese economiche è andato pesantemente in negativo: a nostro avviso è probabile che si tratti di una fase temporanea e in un contesto di dati ancora positivi negli USA. I rendimenti obbligazionari, complici prezzi delle materie prime in risalita (Petrolio Brent 75$/barile) e l’allentamento delle tensioni geopolitiche, risalgono verso quota 3% sul decennale USA. Continua il comportamento positivo dell’azionario europeo, che grazie alle difficoltà del settore Tech/IT americano, sovraperforma l’indice S&P di quasi 7 punti percentuali da inizio marzo.
STRATEGIA. Lo schema di risposta dei mercati finanziari sembra cambiato rispetto a 12 mesi fa: c’è maggiore nervosismo e seppure la stagione delle trimestrali USA è andata oltre le attese, ciò non è stato sufficiente a riportare la tranquillità sui mercati.
Tensioni geopolitiche sopite (e disputa commerciale USA-Cina) e inflazione che per il momento non spaventa, dovrebbero sostenere i mercati azionari che presentano valutazioni tornate su livelli più ragionevoli (prezzi circa 16 volte gli utili a 12 mesi rispetto a gennaio quando il mercato trattava su multipli superiori a 18). Manteniamo l’orientamento favorevole ad azionario Europeo (l’indebolimento della valuta favorisce gli utili delle aziende che esportano) e selettivamente su alcuni settori che dovrebbero fare bene nelle fasi finali del ciclo economico (comparto energia e settore healthcare).
Crediamo si sia aperta una finestra tattica di rafforzamento del dollaro: prezzi del petrolio in risalita, rallentamento macro (ad eccezione degli USA), posizionamento del mercato, costo delle coperture eccessivo (circa il 3% all’anno per coprire il rischio €/$). I perdenti di questa fase sembrano essere i paesi emergenti sui quali gli investitori hanno iniziato a prendere profitto.

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