L’Italia da 8 1/2 a Cottarelli

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di Finanza Operativa 30 Maggio 2018 | 18:30

a cura di Aqa Capital

Fellini racconta come ha girato 8 ½, la sceneggiatura ricalca  l’attuale situazione italiana: registi senza più ispirazioni, intenzionati semplicemente a girare un film, senza idea della trama, se non la confusione. Gli attori ci sono, e anche bravi. Cottarelli ha una lunga carriera al Fondo monetario internazionale ma rischia di non avere l’appoggio dei partiti.

La realtà però non ha bisogno di regia e i mercati odiano incertezza e confusione. Aggiungete che la Bce potrebbe, a settembre, togliere il piede dall’acceleratore, terminando il programma di Quantitative easing. Ed è fatta. Lo spread Bund/Btp a dieci anni  vola di 200 punti base. Il FtseMib perde l’11% in 14 sedute. Alcune banche italiane tornano a segnare cali del 6% in una sola mattina.

I periferici in Europa sembrano avere tutti un’anima comune. La Spagna si prepara ad affrontare, il primo giugno,  il voto sulla mozione di sfiducia contro il premier conservatore Mariano Rajoy, il cui Partido Popular è stato travolto da pesanti condanne per corruzione.

Il debito italiano impone all’Italia, garanzie più alte di quelle richieste ad altri Paesi e non sembra che i nuovi arrivati a Roma ne siano consapevoli. I mercati sì. E, in assenza di regia, sono loro scrivere la sceneggiatura. Nel primo tempo si allarga lo spread italiano, si mandano avvertimenti. Forti. Senza alternative. Poi si tratta.  I numeri, non le promesse dei politici, nero su bianco dicono una cosa immutabile, con lo spread in rialzo, per i conti pubblici italiani non c’è spazio per nessuna manovra espansiva. Gli investitori non stanno a pensare. Il diktat è uscire dall’Italia, con un Pil che pesa meno del 2,5% di quello mondiale, i grandi fondi non ci pensano due volte.

Nel secondo tempo si intravede il finale.Il problema sono gli effetti a cascata. Si tornerà a parlare di un euro a due velocità? Cosa significa questo per i nostri investimenti? Significa sfiducia, significa volatilità e la soluzione è sempre una sola, quella che da tempo stiamo adottando: diversificare il più possibile. L’Italia non fornisce garanzie necessarie. Cresce meno del resto d’Europa e del mondo. E’ andata bene finora, adesso è meglio aprire l’ombrello sotto la tempesta e mettersi al riparo. Aspettare che il clima si rassereni, ma senza essere esposti, non ne vale la pena, soprattutto per chi in Italia ha già tutto, casa, lavoro, stipendio. In questo scenario l‘euro forte appare una chimera. Una moneta unica debole piace a tutti, Germania in testa, perché il maggiore esportatore dell’area.

Questa è la fotografia dell’oggi. Nel 2050 l’Italia, oggi all’ottavo posto nella classifica mondiale basata sul Pil, è vista al 20esimo. Tra trent’anni, il Pil a parità di potere di acquisto vedono (ricordiamo che gli  Usa già oggi hanno già perso il primato), Stati Uniti al terzo posto, quarto Indonesia, seguita da Brasile, Russia e Messico. Le stime a trent’anni trovano il tempo che trovano, ma il trend di fondo è segnato e la demografia ha il suo peso. Ora, al di là della solita retorica politica, la domanda più concreta è, il nostro portafoglio che orizzonte e che pesi ha? Questo è il motivo principale per cui puntiamo molto sulla diversificazione e finora ha sempre pagato. La debolezza è spesso nasconde una forza.

In questo contesto il mercato dei bond appare sempre più interessante. L’equity è volatile e l’obbligazionario offre alternative valide di investimento, soprattutto fuori dall’area euro. Decennale Usa al 2,9%. Interessanti anche i bond strutturati sul differenziale dei tassi a breve e a lungo termine. Ora la curva è piatta ma la media di lungo periodo è sempre stata per un differenziali decisamente superiori

Anche gli Usa sembrano aver perso il loro regista. Non si capisce più dove va la politica estera di Trump, il successo/non successo della Corea,  il contrasto con l’Iran, i dazi. Ai mercati non piacciono le telenovelas, preferiscono focalizzarsi sui numeri.Così il prezzo del petrolio non teme i toni alti tra Usa e Iran ma guarda ai fondamentali. Gli Usa pompano 10,7 milioni di barili giorno. Primo produttore mondiale. Russia e Arabia Saudita vogliono aumentare la produzione. Il caro greggio si spegne, il Brent torna a 75 dollari al barile e il differenziale con il Wti è quasi sui massimi di sempre. Prendere profitto dalla puntatina sugli energetici.

L’Italia è una delle nazioni più belle al mondo, ma non confondiamo bellezza con i fondamentali economici.  Il film si chiude con tutti i personaggi che si tengono per mano in un unico girotondo ed è inutile drammatizzare sul grande palcoscenico della vita. Basta diversificare.

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