Dai costi della Brexit una lezione per l’Italia?

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di Finanza Operativa 31 Maggio 2018 | 12:00

a cura di Ethenea

“Dopo il voto sull’uscita dall’Ue, la Gran Bretagna è divenuta piuttosto problematica per gli investitori. I titoli obbligazionari offrono rendimenti insufficienti a compensare l’inflazione e i vantaggi della Brexit raccontati dagli euroscettici si rivelano del tutto illusori. Queste difficoltà convinceranno i più intransigenti ad allentare la presa su una hard Brexit”. È l’analisi di Guido Barthels, portfolio manager di Ethenea.

Dal referendum del 2016, il tasso di crescita dell’economia britannica è inferiore a quello di Germania e Francia. Mentre la crescita è debole, i tassi d’inflazione hanno acquisito slancio, raggiungendo livelli che i funzionari della Banca centrale europea troverebbero preoccupanti. La Bank of England si trova a dover nuovamente affrontare un problema di politica monetaria tipicamente britannico: il ritorno della stagflazione, come negli anni ’70. L’aumento dell’inflazione sembra dovuto alla debolezza della sterlina, che, in seguito all’esito del referendum, si è decisamente deprezzata rispetto all’euro e al dollaro. Da quando la valuta è tornata a recuperare parte del terreno perduto, i tassi d’inflazione sono tornati a scendere, ma potrebbe trattarsi di sviluppi meramente transitori.

“I titoli obbligazionari inglesi offrono rendimenti insufficienti, proprio come in Germania e in Francia. In termini reali, ci si può attendere perdite di valore anche nel segmento a dieci anni”, spiega Barthels. “Sebbene dal referendum sulla Brexit l’indice azionario britannico FTSE abbia messo a segno un apprezzabile progresso di +18%, la performance del DAX tedesco e del CAC francese è stata superiore di più del 4%. In questo contesto, desiderosi di sottrarci all’incertezza, abbiamo deciso di mantenere nel portafoglio solo posizioni ridotte in titoli denominati in sterline”.

“Prima o poi le difficoltà della situazione convinceranno anche gli euroscettici più intransigenti, portando almeno all’approvazione di una normativa ai sensi di una Brexit relativamente soft: un’unione doganale il più possibile ampia e regole generose di libera circolazione per i cittadini Ue”, continua Barthels. “In tal caso, bisognerà chiedersi perché allora proseguire sulla strada dell’uscita dalla Ue”.

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