Italia: euro, fisco e debito pubblico all’esame dei mercati

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di Finanza Operativa 31 Maggio 2018 | 14:30

a cura di Silvia Dell’Angelo, Senior Economist Hermes IM

Quasi tre mesi dopo le elezioni politiche di marzo, l’Italia è tornata sotto i riflettori. I negoziati per la formazione di un governo populista sono andati in fumo a causa della prospettiva di un ministro dell’Economia e delle Finanze euroscettico, facendo precipitare il Paese in una crisi politica. I mercati finanziari hanno quindi preso coscienza dei pericoli del populismo nella sua espressione europea.

Con ogni probabilità l’attuale stallo politico si concluderà con nuove elezioni a settembre o ottobre, dopo un’estate in cui un impopolare governo tecnico fungerà semplicemente da guardiano. Tuttavia, non si possono escludere colpi di scena inaspettati, alla luce delle recenti sorprese, e data l’imprevedibilità dei personaggi coinvolti.

Anche lo svolgimento di elezioni già alla fine di luglio o la riapertura dei negoziati per un governo populista potrebbero essere possibili evoluzioni. Qualunque siano gli sviluppi a breve termine, sembra sia già in corso una nuova campagna elettorale. I partiti populisti hanno intensificato la loro retorica anti-establishment e i recenti sondaggi suggeriscono che la strategia sta dando i suoi frutti, in particolare per la Lega.

Nelle prossime settimane i mercati finanziari si concentreranno probabilmente su due temi principali: la sostenibilità dell’elevato debito pubblico (che ammonta a oltre il 130% del PIL) nel contesto della largesse fiscale promessa e, cosa più importante, la questione dell’adesione all’euro.

È improbabile che i partiti populisti si scontrino sulla moneta unica (che gode ancora del sostegno della maggioranza dell’opinione pubblica), ma il genio è ormai è uscito dalla lampada e i mercati finanziari controlleranno da vicino il rischio.

La situazione italiana pone sfide sia a livello nazionale che per il progetto europeo in generale. Il prossimo governo italiano dovrà trovare un insieme di politiche credibile per rispondere al malessere espresso dall’elettorato, ancora alle prese con una ripresa lenta e disomogenea dopo le due recessioni degli ultimi dieci anni. I leader europei dovranno prendere più sul serio la minaccia populista e lavorare per rimediare alle carenze del progetto europeo, fornendo un sostegno politico e fiscale più forte alla moneta unica.

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