La volatilità è tornata: siete pronti? L’asset allocation di Ubs Wm

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di Finanza Operativa 5 Giugno 2018 | 17:30

Di Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di Ubs WM Italy

Dopo un 2017 che per i mercati si è rivelato particolarmente placido, da febbraio la volatilità si è riportata su livelli vicini alle medie storiche per via di una combinazione di diversi fattori: le banche centrali si apprestano a terminare le iniezioni di liquidità durate quasi un decennio, i dati economici (seppur buoni) si confrontano con aspettative elevate e la situazione politica si è ulteriormente complicata in molti Paesi – tra i quali, ovviamente, l’Italia. A nostro avviso, l’aumento della volatilità è un elemento con il quale dovremo convivere per i prossimi mesi e anni.

Maggiore volatilità non significa, però, che le performance debbano necessariamente peggiorare. Da un punto di vista fondamentale, occorre monitorare soprattutto le valutazioni del mercato azionario e la redditività delle società che ne fanno parte. Da questo punto di vista, le ultime trimestrali hanno confermato un andamento particolarmente favorevole, soprattutto negli Stati Uniti, che ha superato di parecchio le attese degli analisti.

Le valutazioni sono leggermente al di sotto delle medie storiche e, ad oggi, non si vedono segnali di bolle speculative. Pertanto, confermiamo un sovrappeso sul mercato azionario, concentrato soprattutto sull’indice globale. In considerazione del rimbalzo del prezzo del petrolio, abbiamo invece avviato un sovrappeso sul Canada, mentre sottopesiamo la Svizzera viste le elevate valutazioni e la relativa debolezza dei risultati. Abbiamo ridotto il sottopeso sul dollaro. A medio termine, le politiche fiscali di Trump dovrebbero portare a un ulteriore indebolimento ma, nell’immediato, diversi fattori tecnici (rialzo dei tassi, del prezzo del petrolio, flussi legati ai cambiamenti fiscali, ecc.) lo stanno sostenendo.

Anche se riteniamo che ci sia ancora potenziale nei mercati, soprattutto in quello azionario, siamo in una fase avanzata del ciclo economico e, pertanto, negli ultimi mesi abbiamo adottato una serie di accorgimenti per contenere la volatilità dei portafogli. La prima misura è stata quella di adottare la massima diversificazione. Inoltre, abbiamo preso alcune posizioni in strumenti che possono beneficiare di un aumento repentino della volatilità (put sull’indice S&P 500) o agire come beni rifugio (yen e Treasury statunitensi). Inoltre, in un portafoglio ben diversificato, suggeriamo di valutare l’utilizzo di hedge fund.

Asset allocation

Rimaniamo in sovrappeso sulle azioni globali rispetto all’high yield in euro e alle obbligazioni e ai titoli di Stato con rating elevato. Il contesto economico ancora solido favorisce la crescita degli utili, mentre l’inflazione globale dovrebbe aumentare solo gradualmente. Le banche centrali potranno quindi proseguire con la normalizzazione della politica monetaria a un ritmo misurato. Tuttavia, le preoccupazioni legate alla fine del ciclo di espansione, al protezionismo e ai rischi geopolitici faranno aumentare la volatilità. Deteniamo un’opzione put out-of-the-money sull’S&P 500 per ridurre i rischi di perdite nei portafogli.

Azioni

La solida crescita degli utili favorisce le azioni. Le società statunitensi, che rappresentano circa la metà del mercato globale, sono sostenute dalle agevolazioni fiscali e dal piano di spesa pubblica. In base al rapporto prezzo/utili, le valutazioni azionarie globali sono inferiori alla media di lungo termine. Manteniamo in sovrappeso le azioni globali rispetto al reddito fisso. Continuiamo a sovrappesare le azioni emergenti rispetto a quelle australiane, in virtù della crescita degli utili più vigorosa. Il rafforzamento del dollaro pesa sulla performance e gli attriti commerciali continuano a rappresentare un rischio. Apriamo un sovrappeso sulle azioni canadesi rispetto a quelle svizzere, a fronte dell’aumento delle quotazioni petrolifere e dei tassi ipotecari del Canada.

Obbligazioni

Rimaniamo in sottopeso sull’high yield in euro e sulle obbligazioni e i titoli di Stato con alto rating rispetto alle azioni globali. Confermiamo il sovrappeso sui bond sovrani dei mercati emergenti in dollaro rispetto alle obbligazioni e ai titoli di Stato con rating elevato, in vista di una contrazione degli spread. Ci aspettiamo infatti una buona crescita delle economie emergenti – che nel complesso si trovano in una fase meno matura del ciclo rispetto a quelle più avanzate – e una graduale stretta monetaria nei Paesi sviluppati. Sovrappesiamo i Treasury a 10 anni rispetto alla liquidità in dollari, una posizione che dovrebbe beneficiare del carry positivo. Sottopesiamo i titoli di Stato giapponesi a 10 anni rispetto alla liquidità in yen. La Bank of Japan (BoJ) dovrebbe alzare l’obiettivo della sua politica di controllo della curva nel corso dell’anno, mentre un taglio dei tassi d’interesse appare improbabile.

Valute

A lungo termine rimaniamo negativi sul dollaro statunitense, alla luce dell’espansione del deficit di bilancio e commerciale degli Stati Uniti e del posizionamento degli investitori istituzionali, ma nel breve periodo chiudiamo il sovrappeso sull’euro rispetto al dollaro, date le continue pressioni al rialzo sui tassi americani e l’incertezza sulla crescita e sugli sviluppi politici nell’eurozona. Chiudiamo anche la posizione lunga sul real brasiliano rispetto al dollaro statunitense e prendiamo profitto sul sovrappeso sullo yen giapponese rispetto al dollaro neozelandese. Apriamo un sovrappeso sullo yen rispetto al dollaro statunitense. Manteniamo una posizione lunga sul dollaro canadese contro il dollaro statunitense e sulla rupia indiana rispetto al dollaro di Taiwan.

 

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