Cina: ancora in frenata l'acquisto di Treasury Americani

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Avatar di Marco Mairate 4 Maggio 2009 | 13:15
Nonostante l’ottimismo dilagante che regna sui mercati finanziari, l’appetito cinese per il debito americano sta via via scemando.

Nel 1977 il Governo cinese aveva riserve valutarie pari a 2,3 miliardi di dollari. Alla fine del 2008 la stessa voce è salita a 1.946 miliardi di dollari ovvero quasi due trilioni di dollari di cui la maggior parte espressi in valuta americana.

Ora questa ‘voglia matta’ di buoni del tesoro americani sembra essere quasi esaurita. A dirlo il Dipartimento del Tesoro statunitense, che evidenzia come l’acquisto di titoli di debito americani da parte dei cinesi sia in frenata nei mesi di gennaio e febbraio.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco è Mark Kirk, membro della House Appropriations Committee e co-presidente di un gruppo di legislatori che promuove le relazioni con  Beijing.

Il politico ha detto che la Cina è seriamente preoccupata per i propri investimenti sul debito Usa: “Sembra che la Cina, con calma e diplomazia, sta cancellando la ‘carta di credito’ americana” ha detto Kirk Comitato dei 100, un gruppo di cinesi-americani.
 

Effettivamente il ritmo con cui il debito Usa sta crescendo lascia sconcertati. Alla fine di aprile il Dipartimento del Tesoro ha un debito di circa 11 trilioni di dollari: di questi 7 trilioni sono nelle mani degli investitori mentre 4,3 trilioni sono in carico a soggetti intergovernativi  (dati del Bureau of Public Debt).

Proprio questo ultimo aspetto, la titolarità di debito da parte di soggetti governativi, lascia perplesso il politico soprattutto per i continui acquisti da parte del Federal Reserve che cerca di ovviare all’assenza di investitori stranieri acquistando a man bassa.
 

Del resto le preoccupazioni cinesi sullo stato di salute dell’economia americana non sono una novità. Il premier cinese Wen Jiabao da tempo ha sottolineato le preoccupazioni per l’esposizione verso il debito americano e lo scorso gennaio ha anche abbozzato l’idea di sostituire il dollaro come valuta di riserva principe con un basket costituito da euro, sterlina e yen.

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