L’effetto Cina sui mercati

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di Finanza Operativa 12 Giugno 2018 | 14:00

Dallo scorso 31 maggio i titoli A-Share cinesi sono entrati a far parte, per la prima volta, degli indici mercati emergenti dell’MSCI. Aprendo una porta sempre più grande agli investitori stranieri, tuttavia, la Cina consente allo stesso tempo il passaggio di un maggior flusso di denaro degli investitori cinesi verso l’estero.

Perché ciò è rilevante? I mercati azionari cinesi sono molto volatili, ed inefficienti, perché dominati da investitori privati che possiedono l’86% del mercato, una percentuale più che doppia rispetto alla maggior parte dei mercati sviluppati e in quelli asiatici in via di sviluppo. Le abitudini di trading degli investitori retail cinesi sono volubili; tendono ad agire sulle ultime notizie e su sviluppi di breve periodo piuttosto che su previsioni di lungo termine. Persino i gestori onshore di fondi comuni tendono a comportarsi come gli investitori retail a caccia di notizie, perché i gestori di portafogli cinesi sono tipicamente incentivati a puntare ad una performance di breve periodo.

Secondo John Lin, Portfolio Manager China Equities di AllianceBernstein, nel corso dei prossimi 3-5 anni, con la realizzazione della liberalizzazione cinese, i deflussi dalla Cina cominceranno a raggiungere altri mercati, alterandone la composizione della base degli investitori e, in sostanza, influenzandone il loro comportamento, con un’attività di trading che potrebbe diventare sempre più guidata dalle notizie e dal sentiment di breve termine.

La Cina è già il motore dell’export manifatturiero a livello mondiale. Potrebbe presto aggiungere la volatilità sul mercato azionario alla lista delle sue esportazioni, sia nell’area asiatica che oltre.

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