Risparmio gestito – Che banche!!!

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di Private Banker 6 Maggio 2009 | 07:28
La grande paura sembra passata. Come in un incubo i banchieri hanno vissuto notti travagliate, sognando code di risparmiatori che in fila fin dalle prime luci dell’alba aspettavano l’apertura degli sportelli per poter ritirare il contante depositato.
 Ma poco dopo l’amara notizia si diffonde: sono finiti i contanti, non ci sono più liquidi e mestamente il cartello annuncia di riprovare il giorno dopo.
Un incubo che non si è per fortuna avverato se non in poche situazioni come in Inghilterra davanti alle filiali della banca Northern Rock, subito fronteggiato con tempestività dall’intervento del governo inglese che ha provveduto anche a nazionalizzare le piu importanti banche del paese. 
Insomma c’è mancato poco che il panico si diffondesse a macchia d’olio, ma la rapidità e l’efficienza dei governi ha fatto si che uno dopo l’altro i fronti venissero chiusi rapidamente e in modo autorevole.
Fortis in Belgio, Dexia in Lussemburgo, RBS in Scozia e varie banche francesi oltre alle più blasonate istituzioni inglesi hanno trovato spalle forti e interventi efficaci dei rispettivi stati.
Certo se la banca fallisce i risparmi sono garantiti in quanto paga lo Stato, con certi limiti e con regole prefissate, ma chissà se veramente gli stati possono sobbarcarsi l’onere di salvare il sistema finanziario, alla fine si sarebbe trattato di scambiare carta con altra carta, ma non è sicuro che sarebbe stata una vera soluzione.
In ogni caso le cose si stanno gradualmente sistemando e le banche italiane stanno vivendo un momento magico: inflazione molto bassa, tassi ai minimi, costo di acquisizione molto basso, titoli di stato (BOT e CCT) che rendono meno del 2%, prestiti alla clientela a tassi che comprese le spese sono vicini al 10%.
Una vera pacchia, tanto più che i risparmiatori sono immobilizzati e molto spaventati al punto che oggi si cerca solo la salvaguardia del capitale, guai parlare di investire i risparmi, troppo pericoloso.
In questo contesto anche il legislatore ci mette del suo con l’introduzione di regole sempre più complesse e limitative, motivate dal desiderio di ridurre i rischi dell’investimento e di aumentare la consapevolezza per chi compra o vende tali servizi.
 
Oggi l’introduzione delle regole di profilazione del rischio e di appropriatezza dell’offerta in applicazione della normativa MiFID, di fatto stanno limitando fortemente gli investimenti nella presunzione che di fronte all’incertezza è meglio consigliare di non fare niente.
Così se si vuove investire in azioni oggi si può essere presi per fanatici speculatori, se poi si investe in azioni di mercati emergenti bisogna formalizzare con firme e controfirme che si è dei veri e propri avventurieri della finanza, (pertanto se poi perdi ben ti sta). 
Poco si dice, invece, sul fatto che le strategie di investimento devono essere fatte in un’ottica temporale di medio-lungo periodo, cercando di non uscire dai mercati volatili nei momenti di ribasso per poi rientrare nelle fasi di rialzo avvenuto, cercando inoltre di diversificare su varie forme di investimento, magari con l’utilizzo di piani di accumulo in azioni e conservando una giusta dose di liquidità, ma senza esagerare o trasformare il conto corrente in un investimento su cui concentrare tutti i propri risparmi.
Certo questi concetti sono semplici, ma sono il credo di qualunque consulente finanziario con un po’ di preparazione e di esperienza.
Oggi il legislatore ha pensato che per rendere più efficiente la professione del promotore bisogna incrementare le regole, definire i comportamenti, redigere report e conservarli per anni e così la professione sarà per persone serie e preparate.
A proposito di preparazione, al nuovo esame di ammissione all’albo dei promotori finanziari si è registrato un tracollo dei candidati idonei a svolgere l’attività.
Viva il rigore, bocciamo tutti, il sistema sarà più protetto e sicuro. 
Nel frattempo la cultura finanziaria del paese è affidata alle banche e ai propri dipendenti, gente seria e onesta che fa quello che gli viene detto di fare.
In questo panorama di regole e rigore un modo per affrancarsi dai lacciuoli dei comportamenti guidati è quello di utilizzare il web per comprare titoli e prodotti finanziari, e sempre di più consulenti e clienti evoluti sfruttano la facilità di manovra offerta dal web per operare con maggiore libertà.
In più sul web oggi si trova tutto dal conto corrente strapagato all’operatività in tempo reale su tutti gli strumenti finanziari. 
Se in più si ha la fortuna di avere l’assistenza di un vero consulente il gioco è fatto.
Questa soluzione riguarda solo una minoranza, ma la tendenza potrebbe crescere in modo impressionante, infatti l’home banking è una frontiera in costante evoluzione e le banche sicuramente saranno capaci di utilizzare questo mezzo che ha un livello di accesso, in termini di investimento, molto elevato.
Ma, nonostante tutto ciò, l’importanza di una bella stretta di mano, di un legame fisico con il proprio consulente non ha confronti: è insostituibile. 


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