Gli alternativi non sono per forza “attivi”

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di Finanza Operativa 25 Giugno 2018 | 16:30

A cura di Valerio Baselli, Morningstar
Una volta, gli investimenti alternativi erano riservati agli operatori istituzionali e a quelli privati benestanti, clienti degli uffici di private banking. Oggi, invece, la storia è cambiata, anche per chi volesse utilizzare un prodotto indicizzato.
Gli investitori italiani (tutti, dai singoli privati, ai gestori professionisti, ai fondi pensione) possono contare su 339 Exchange traded product disponibili su Borsa Italiana e su cinque fondi passivi non quotati che possiamo definire alternativi. Se si escludono i prodotti strutturati, cioè quelli a leva finanziaria e quelli short (a replica inversa), il bacino scende a poco più di un centinaio di prodotti.
La democratizzazione di questa tipologia di strumenti, tuttavia, comporta un crescente bisogno di educazione finanziaria e di maggiore attenzione nel loro utilizzo. Se infatti basta un click col proprio mouse per aggiungere uno di questi fondi passivi al portafoglio (in particolare gli Etf), è bene ricordare che gli investimenti alternativi presentano un grado di complessità superiore alla media, soprattutto quando si ha a che fare con prodotti strutturati.
Cosa significa “alternativo”
In generale, possiamo considerare come alternativi quegli investimenti le cui caratteristiche tecniche e gestionali sono diverse dalle esposizioni tradizionali quali liquidità, azioni e obbligazioni. Sono di norma più adatti a ricoprire un ruolo marginale in portafoglio, hanno un elevato potenziale di rendimento e, quindi, di rischio. Essendo caratterizzati da una modesta correlazione con i mercati azionari e obbligazionari, gli investimenti alternativi possono essere una buona strada per diversificare la propria allocazione.
I più conosciuti sono gli hedge fund. Attualmente esistono in Europa una manciata di ETF che replicano indici di tipo speculativo. A cavallo tra il 2017 e il 2018, JP Morgan ne ha quotati diversi in Europa, tra cui due anche a Milano. Si tratta del JPMorgan ETFs (Ireland) ICAV – Managed Futures UCITS ETF USD (acc) (EUR) e del JPMorgan ETFs (Ireland) ICAV – Equity Long-Short UCITS ETF USD (acc) (EUR). Un altro esempio di Etf di questo tipo è l’HFRX Global Hedge Fund Index SF UCITS ETF di UBS, disponibile sulla Borsa tedesca. Per quanto riguarda i replicanti non quotati, invece, possiamo citare il fondo LGT Crown Managed Futures UCITS Sub-Fund – Class C (EUR), un prodotto che traccia l’andamento dell’indice Crown Managed Futures, il quale viene pubblicato da Credit Suisse International in collaborazione con LGT Capital Partners Ltd, e che ha come obiettivo quello di rappresentare un profilo di rischio e rendimento analogo all’investimento in un’ampia gamma di fondi hedge.
Oltre alle strategie “speculative”, possiamo citare tra gli investimenti alternativi quelli di tipo immobiliare, sulle materie prime, sul mercato valutario (Forex) e su alcune asset class di nicchia come la volatilità o le terre rare. Anche in quest’ultimo caso, non ci sono fondi dedicati quotati in Italia, ma si possono trovare su altre Borse europee, come nel caso del VanEck Vectors Rare Earth/Strategic Metals ETF.

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