Quando lo stop loss non ferma le perdite

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di Finanza Operativa 2 Luglio 2018 | 14:00

A cura di Capital.com

Avete mai ampliato l’intervallo fra il vostro stop loss e la vostra apertura in modo che l’operazione duri di più? Avete cancellato uno stop loss per mantenere la posizione aperta? Se l’avete fatto, dovreste rifletterci sopra.

Forse, per un colpo di fortuna, la strategia ha funzionato una volta: l’andamento si è invertito, poi è tornato indietro, non solo superando il livello di stop loss originale, ma andando oltre il prezzo di apertura, per poi diventare profitto. Sembra fantastico, ma si tratta di fortuna: senza dubbio sarebbe potuta andare molto peggio.

Il prezzo avrebbe potuto continuare a muoversi nella direzione opposta e le perdite alla chiusura sarebbero state di gran lunga maggiori in quel caso, piuttosto che se avessimo lasciato lo stop loss a proteggerci.

Alcuni trader prendono sistematicamente parte a operazioni in cui si verificano perdite e tentano di posticipare il momento in cui si rende necessario fissare le perdite. Lo fanno principalmente in due modi:

  • Registrando perdite ricorrenti, quando un’operazione si avvicina a uno stop loss, i trader lo cancellano.
  • Avvicinandosi al prezzo dello stop loss, i trader alzano lo stop loss sperando che la direzione del prezzo cambi più avanti.

Queste tendenze si verificano per due ragioni. La prima consiste semplicemente nel non riuscire a capire la volatilità di prezzo dell’asset, poiché alcuni oscillano molto. Un asset con maggiore volatilità richiede ai trader di stabilire degli stop sufficientemente ampi da permettere di prevedere la volatilità senza uscire troppo presto.

Il segreto sta nel riconoscere una situazione di questo tipo e prestare particolare attenzione a calcolare dove posizionare un ordine di stop loss. È consigliabile pianificare la propria strategia e fare i propri calcoli già dall’inizio, per poi attenersi al proprio piano di trading.

La seconda ragione per cui i trader seguono questa linea di comportamento è, tuttavia, più preoccupante. Può trattarsi di un segnale che avverta della presenza di bias innati, ovvero tendenze comportamentali che prendono il controllo del nostro comportamento.

Spesso queste tendenze sono spiegate da:

  • Bias di ancoraggio
  • Illusione del giocatore d’azzardo
  • Loss aversion

Questi fattori possono intervenire da soli, tutti insieme, oppure se ne possono trovare solo alcuni, mescolati in un pericoloso cocktail psicologico. Qualunque sia la forma in cui si manifestano, questi fattori rappresentano un importante campanello d’allarme che serve ad avvertire che non si sta facendo trading in modo logico, pianificato e strategico.

Ecco in che modo questi bias possono colpire le performance.

Bias di ancoraggio

Il ‘bias di ancoraggio’ rappresenta una malsana ed eccessiva attenzione al prezzo di apertura. Impedisce di uscire da un’operazione in cui si stanno rilevando perdite perché si rimane concentrati sul prezzo di entrata. Persino quando l’evidenza suggerisce il contrario, si preferisce credere che il prezzo tornerà per lo meno sul livello del prezzo di entrata. Incapaci di uscire, si finisce per restare troppo a lungo.

I bias di ancoraggio possono avere un altro paio di effetti sul trading, in diverse circostanze.

C’è la possibilità di lasciarsi scappare un’opportunità di trading favorevole per via di una idea preconcetta di prezzo ‘corretto’ per un certo asset, prezzo che non sembra neanche avvicinarsi. Un “prezzo àncora” potrebbe essere quello dell’ultima volta che si è fatto trading con un dato asset, o la prima volta che lo si è cercato, per esempio. Nel momento in cui un asset non si avvicina al “prezzo àncora”, non gli si presta più attenzione.

Un altro caso potrebbe essere quello in cui si fa trading in direzione contraria rispetto a quella del prezzo, perché si dà troppa importanza al prezzo precedente.

L’aver assunto comportamenti di questo tipo può significare essere affetti da bias di ancoraggio. È un problema comune, ma bisogna prendere le giuste misure per contrastarlo, come concentrarsi su dati in tempo reale e stabilire prezzi di entrata e uscita sulla base dell’analisi tecnica.

Illusione del giocatore d’azzardo

L’illusione del giocatore d’azzardo è la convinzione che alcuni fenomeni siano più probabili di altri. Solitamente questa tendenza è legata alla convinzione che, siccome alcuni avvenimenti sono accaduti piuttosto spesso in un periodo di tempo recente, allora si crede sia improbabile che accadano di nuovo. È il tipo di opinione secondo cui, poiché l’andamento si è mosso sempre nella stessa direzione per un po’, inevitabilmente invertirà la direzione.

Questo potrebbe significare che, non appena l’andamento si muove verso il trader, questo si muova a sua volta o cancelli gli stop loss perché crede che la corrente di sfortuna stia per cambiare a suo favore.

Oppure potrebbe significare che il trader si muove o cancella lo stop loss credendo che quella tendenza si sia esaurita e non possa continuare.

In ogni caso, il trader ha torto. Bisogna guardare l’evidenza. Persino lanciando una moneta, avendo 50/50 di chance, questa può cadere sulla stessa faccia molte volte di fila. Anche lanciando i dadi può uscire il numero sei molte volte, una dietro l’altra. Questo non significa che un lancio sia legato a quello successivo: ogni singolo evento ha la propria probabilità ed è del tutto indipendente dall’evento precedente.

Loss aversion

La loss aversion è un bias psicologico e innato, oltre che scientificamente provato. Molti ne sono affetti, e si manifesta nel dare più importanza a non perdere una somma di denaro, di quanta se ne darebbe alla vincita della stessa somma. Di norma, perdere un profitto abbatte l’umore almeno il doppio rispetto all’euforia provata quando si vince la stessa somma di denaro. Il trader detesta perdere più di quanto ami vincere.

Immaginiamo un sondaggio sulla soddisfazione che appaia così:

Estremamente insoddisfatto Molto insoddisfatto Piuttosto insoddisfatto Neutro Piuttosto soddisfatto Molto soddisfatto Estremamente soddisfatto

Se vincere 100€ farebbe spuntare la casella ‘piuttosto soddisfatto’, perdere la stessa somma farebbe spuntare per lo meno la casella ‘molto insoddisfatto’, se non addirittura ‘estremamente insoddisfatto’. La stessa somma di denaro produce un’emozione più forte quando si è persa, piuttosto che quando è vinta.

Chi è incline alla loss aversion cercherà di evitare le perdite molto più di chi non lo è, e correrà rischi maggiori per evitare una perdita di quanti ne correrebbe per vincere lo stesso importo. La loss aversion è quella emozione nascosta nei meandri della nostra mente, che ci fa spostare o cancellare uno stop loss posizionato in modo razionale.

Inoltre, raramente la loss aversion torna utile: questo tipo di bias conduce ad un comportamento che, in realtà, incrementa le perdite.

Un altro effetto della loss aversion è stabilire già all’inizio uno stop loss troppo vicino, quando invece bisognerebbe correre dei rischi per trarre un profitto. In certi casi si arriva persino a rinunciare troppo presto ad un’operazione potenzialmente favorevole, quando ormai si è in attivo, per evitare il rischio di perdere quanto si è guadagnato.

Se ci si riconosce in una di queste caratteristiche, probabilmente si sta agendo mossi dalla propria loss aversion.

Come risolvere questi problemi

È inutile biasimare se stessi, queste tendenze sono comuni. Esistono modi collaudati e affidabili per superare i propri bias e fare trading in modo più scientifico.

  • Bisogna accettare le perdite. Sono parte integrante del trading, e tutti le riscontrano.
  • È consigliabile stabilire la propria attitudine al rischio e definire una strategia di trading basata su un equilibrio accettabile fra rischio e rendimento.
  • Si può calcolare la propria stop loss policy per stabilire ogni singolo stop loss, permettendo di prevedere una realistica volatilità dell’asset da cui non bisogna deviare.
  • È utile tenere il conto di quante operazioni, quante vincite e quante perdite vengono effettuate, considerando anche quante variazioni sono state fatte, con le rispettive motivazioni, in modo che sia possibile ricostruire interamente un’operazione già avvenuta quando si vuole valutare la propria strategia e ridurre eventuali errori.

 

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