A che punto siamo con Brexit? E’ ora di comprare sterline?

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di Finanza Operativa 9 Luglio 2018 | 10:30

A cura di Alessandro Balsotti, Jci Capital
Brexit: negli ultimi giorni ci sono stati sviluppi che vale la pena di segnalare. Una riunione fiume nella residenza estiva del Primo Ministro (Chequers) ha fatto emergere l’ennesima proposta UK su come far evolvere la relazione (principalmente dal punto di vista commerciale) dopo la sempre più vicina data di interruzione dello status quo attuale (fine marzo 2019). “Facilitated Custom Arrangement” è il nome di quest’ultimo tentativo che nei contenuti non è certo uno stravolgimento di quanto messo insieme (e prontamente rigettato dall’EU) negli ultimi mesi. Mi sembra però siano presenti due interessanti novità rispetto al passato. Il documento di 3 pagine (a cui seguirà nei prossimi giorni un ben più dettagliato White Paper) ipotizza una zona doganale comune (UK+EU) che riguarderebbe solo merci industriali e prodotti agricoli e non servizi.
Questa concessione (la volontà di ottenere una ‘regulatory flexibility’ costituisce un ammissione esplicita della rinuncia ad un accesso simile all’attuale nell’arena dei servizi, compresi quelli finanziari) insieme all’aumentata disponibilità a rispettate i requisiti europei (per poter accedere all’area doganale comune) e, seppur in maniera indiretta, ad accettare la giurisdizione della European Court of Justice, rappresentano le principali concessioni fatte nel tentativo di mettere sul tavolo una proposta che possa offrire una possibilità di far almeno partire il negoziato.
La logica è chiara: cercare di mantenere il massimo accesso possibile al mercato comune che l’Europa possa concedere, portando però a casa l’unico vero punto ideologicamente irrinunciabile per poter sostenere politicamente che esiste di fatto una Brexit, ovvero il controllo delle frontiere sullo spostamento delle persone. Non è comunque nell’evoluzione dei contenuti della proposta che va ricercata la novità ma nelle reazioni/atteggiamenti delle parti coinvolte. In primo luogo Theresa May ha mandato al suo gabinetto e al suo partito un messaggio molto più chiaro che in passato. La ricreazione è finita.
Finora si è dato spazio alle molte voci e correnti su come implementare la decisione di uscire dall’Europa nel tentativo di arrivare a una sintesi. Ora viene ristabilita la responsabilità collegiale del governo. Chi dissente dal piano ‘distilllato’ deve a questo punto abbandonare la sua posizione nell’esecutivo. Parole così esplicite inducono a pensare che Theresa May si senta ora in una posizione sufficientemente forte per imporre questa proposta e iniziare una negoziazione su posizioni più definite. Sicuramente la corrente più euroscettica (che fa riferimento all’European Rearch Group di Jacob Rees-Mogg) ha i seggi sufficienti (48) per innescare una mozione di sfiducia secondo la procedura statutaria del partito. Più difficile però che ci sia una maggioranza (159 sui 318 deputati Tory) disposta a buttare giù il Primo Ministro e soprattutto che ci sia un numero sufficiente di hard-Brexiteers che riescano poi a portare al ballottaggio per una nuova leadership due nomi con una visione più radicale del distacco dall’Europa (due nomi che verrebbero sottoposti al vaglio della ben più ampia base, tipicamente più euroscettica, degli iscritti al partito).
È ipotizzabile che alcuni si stiano convincendo che arrivare a un accordo di uscita sia comunque necessario anche per poter eventualmente negoziare poi, durante un lungo periodo transitorio, una più netta Brexit 2.0. In secondo luogo stavolta la reazione dell’EU è stata più conciliante. Michael Barnier (negoziatore in capo per conto dell’Unione) ha prontamente  twittato che “Chequers discussion on future to be welcomed. I look forward to White Paper. We will assess proposals to see if they are workable & realistic in view of EU guidelines”. Ovviamente non è tutto oro quello che luccica. Sul fronte domestico sono già arrivate le dimissioni del ministro della Brexit David Davies, forse un indizio che la posizione della May non sia poi così solida.
Per quanto riguarda la reazione europea, un articolo di poche ore fa, targato BuzzFeed, citava le solite fonti anonime secondo cui la proposta inglese stia già infrangendo i limiti che l’Unione si è data nella negoziazione e che quindi rimanga inaccettabile nella sua attuale formulazione. Credo però ci possa essere a questo punto una maggiore disponibilità politica ad accettare quest’ultima proposta come il primo passo di una negoziazione e che quindi le critiche provenienti da Bruxelles saranno, almeno ufficialmente, frenate per qualche tempo. Una situazione interessante da seguire e che potrebbe fornire un opportunità di acquisto per la sterlina, più contro USD che contro EUR, agli attuali livelli.

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