La trade war alza l’inflazione Usa oltre i target della Fed. I possibili effetti

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di Finanza Operativa 13 Luglio 2018 | 17:30

A cura di Wings Partners Sim

Pubblicati i dati sulla bilancia commerciale cinese per il mese di giugno, che evidenziano una riduzione della crescita delle importazioni all’11,3% annuo, in lieve calo rispetto al 12,6% di maggio; colpite in maniera più rilevante le importazioni che rallentano al 14,1%, rispetto al 26% del mese precedente, portando il saldo della bilancia commerciale a raddoppiare raggiungendo un surplus di $41,6 miliardi a giugno, rispetto ai 24,9 miliardi di maggio.

Intanto la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina continua a intensificarsi, con un parallelo incremento dei timori degli analisti per le prospettive di crescita globale. Pechino si è impegnata a rispondere ai dazi dell’amministrazione statunitense, intenzionata ad adottare una tassazione ag-giuntiva su altri 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi, mentre il tavolo delle trattive rimane in una situa-zione di stallo. La Cina, oltre ad implementare dazi potrebbe addirittura arrivare al boicottaggio dei prodotti statunitensi, aggiungendo delle restrizioni alle visite turistiche in America, un settore non conteggiato nella bilancia commerciale ma che ha un impatto positivo sull’economia statunitense da $115 miliardi. Il messaggio del Presidente Xi Jinping è stato chiaro, il Paese non accetterà di essere una vittima nello scacchiere politico globale.

Le ultime azioni di Trump (volte a colpire le importazioni di frigoriferi, indumenti e televisori di fattura cinese con un dazio del 10%) non hanno solo scatenato l’ira di Pechino, ma hanno portato anche diversi membri del partito repubblicano a prendere le distanze; tra questi anche il Presidente del comitato delle finanze al Senato ha criticato la Casa Bianca per la mancanza di una strategia efficace per negoziare in maniera efficiente con la controparte ed ottenere l’obiettivo di una riduzio-ne del deficit commerciale.

Altra controindicazione delle misure protezionistiche è un incremento del tasso d’inflazione al 2,9% nel mese di giugno, ben al di sopra dell’obiettivo della Fed e che potrebbe costringere la Banca Centrale ad alzare i tassi più rapidamente. Questo è uno dei timori aggiuntivi di Wall Street, che oltre al rallentamento della crescita globale potrebbe dover affrontare una crisi di natura finanziaria determinata dalla stretta monetaria, in maniera analoga a quanto accaduto nel 2007.

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