Trichet: segnali di ripresa, ma le banche devono vigilare

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di Fabio Coco 12 Maggio 2009 | 09:20
Nel meeting tenutosi ieri a Basilea, Jean Claude Trichet ha illustrato l’attuale momento che stiamo attraversando: i mercati sono in ripresa o stanno attraversando una flessione più lenta, con segni di svolta nel secondo semestre 2009 e soprattutto nel 2010. Le banche centrali, però, devono continuare ad esser vigili e farsi trovare pronte quando avverrà la svolta. Intanto, preoccupano i dati Ocse sul tasso di disoccupazione nell’area euro ma non solo.

Da metà settembre ad oggi, i mercati hanno conosciuto “un sostanziale miglioramento”. Questo il pensiero espresso ieri a Basilea da Jean Claude Trichet, numero uno della Bce. L’importante, però, è continuare a “restare vigili”, poiché ci troviamo in un contesto ancora inesplorato. La ripresa di alcuni indici è da interpretarsi come un “segnale incoraggiante”, mentre in altri casi, assistiamo ad una flessione, ma ad un “ritmo più lento” che in precedenza. In sostanza. Sembra che ormai che si è toccato il fondo, si possa soltanto migliorare. Le banche centrali, però, come espresso da Trichet, devono continuare a tenere la guardia alta, a sorvegliare, a “non farsi trovare impreparate” proprio ora che siamo vicini ad un punto di svolta. Per garantire una stabilità dei prezzi nel medio periodo, è necessario che esse predispongano una “exit strategy”. “È essenziale essere pienamente coscienti della necessità di una exit strategy, o più in generale di un percorso verso la sostenibilità”.

Secondo le ultime stime sul Pil dell’area euro della Bce, la contrazione dovrebbe attestarsi intorno al 4% quest’anno, con un secondo semestre 2009 “molto meno negativo” rispetto al primo, afferma Trichet. Per alcuni Paesi, infatti, i segnali di ripresa sono già evidenti: il superindice Ocse di marzo, sebbene sia sceso a quota 92,2 dai 92,4 punti di febbraio, contiene anche il miglioramento di Paesi come l’Italia (da 96,6 a 97,4), Francia (da 96,8 a 97,9) e Gran Bretagna (da 96,3 a 96,6). In poche parole, il peggio sembra alle spalle. La crescita, però, è prevista per il 2010, ma sarà lenta e faticosa, in un contesto in cui andranno ricostruite le fondamenta ed in cui le banche centrali nazionali dovranno riassorbire la liquidità immessa nell’ultimo anno e mezzo, al fine di evitare pressioni inflazionistiche. Al momento, comunque, l’inflazione non sembra preoccupare, addirittura attesa negativa nei prossimi mesi. Certamente, il trend potrebbe invertirsi nel 2010 se l’eccesso di liquidità non verrà assorbito e se si dovesse assistere ad uno shock petrolifero.

Per quanto concerne, invece, gli ultimi dati Ocse sul mondo del lavoro, la disoccupazione nell’area euro al 31 marzo, ha raggiunto l’8,9%, 0,2 punti in più rispetto al mese precedente e l’1,7 in più rispetto all’anno prima. Se consideriamo solo il G7, la disoccupazione diventa del 7,5%, 0,3 punti in più su base mensile e due su quella annuale. In Italia, invece,  a dicembre la disoccupazione è stata del 6,9%, superiore di mezzo punto rispetto a dicembre 2007; in Germania, invece, è del 7,6%, lo 0,2 in più sul mese scorso e di due punti su base annua.

Infine, si è registrata una disoccupazione ad aprile dell’8,9% negli States, lo 0,4 punti in più su marzo 2009 ed il  3,9 in aumento su base annua. Stime purtroppo in aumento anche per gli altri principali Paesi europei ed asiatici.

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