Guerra dei dazi, ecco i danni collaterali sul mercato della soia

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di Finanza Operativa 17 Luglio 2018 | 16:30

Di Aneeka Gupta, Associate Director, WisdomTree Europe

La Cina è il più grande importatore mondiale e il più grande acquirente di semi di soia americani. La crescita demografica, l’urbanizzazione e l’aumento dei redditi hanno contribuito a spianare la strada a un costante aumento delle importazioni di soia cinese negli ultimi due decenni. L’anno scorso, la Cina ha importato il 57% della soia statunitense, pari a un terzo delle partite globali. Dall’entrata in vigore, il 6 luglio 2018, dei dazi sulle importazioni statunitensi di 34 miliardi di dollari di merci cinesi, la Cina ha reagito imponendo un dazio del 25% sulle importazioni di soia statunitensi.

La guerra commerciale si è intensificata dopo che l’amministrazione Trump ha dichiarato che avrebbe imposto tariffe del 10% su un valore supplementare di 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Questa guerra commerciale ha avuto un impatto notevole sul mercato della soia. Non solo i prezzi della soia sono diminuiti del 15% dall’inizio di giugno di quest’anno, ma abbiamo anche visto il divario di prezzo tra la soia statunitense e quella brasiliana crescere fino a raggiungere un massimo degli ultimi cinque anni – equivalente a 70 dollari per tonnellata.

Il ministero dell’Agricoltura cinese ha abbassato del 2% rispetto al mese scorso le sue previsioni sulle importazioni di soia sul raccolto 2018/19 (che inizia l’1 ottobre), portandole a 94 milioni di tonnellate. Il direttore della China National Cereals, Oils and Foodstuffs Corporation (COFCO), l’autorità responsabile per le importazioni di cereali, ha affermato che la Cina intende importare più soia da altri paesi nel tentativo di ridurre la sua dipendenza dagli Stati Uniti in risposta alle tariffe punitive da parte degli Stati Uniti.

A breve termine, la Cina importerà probabilmente più soia dall’America Latina. Considerando il divario di prezzo, tutto ciò andrà a scapito della Cina, che acquisterebbe soia a un prezzo più alto. Ciò gonfierebbe i costi per gli agricoltori e potrebbe far aumentare i prezzi al dettaglio dei prodotti alimentari, alimentando l’inflazione. Continuiamo a ritenere improbabile che la Cina sia in grado di sostituire l’intero volume delle sue importazioni statunitensi da altri grandi esportatori come il Brasile e l’Argentina.

Durante la notte (il 12 luglio 2018), il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha anche rivisto al ribasso la sua precedente stima (giugno) di importazione (raccolto 2018/19) dalla Cina di soia di 8 milioni di tonnellate, a fronte di un totale di 95 milioni di tonnellate di questo mese. Nel frattempo, le esportazioni statunitensi relative ai raccolti 2018/19 sono state riviste al ribasso di 6,8 milioni di tonnellate, con un conseguente aumento delle scorte di soia alla fine del raccolto di quest’anno di 5,3 milioni di tonnellate, che hanno raggiunto i 15,8 milioni di tonnellate. Si prevede che tale valore supererà il precedente livello record registrato nelle stagioni 2006/2007. Ciò è in linea con le stime del ministero dell’Agricoltura cinese.

Finora, le importazioni della Cina sono del 10% in meno nel mese di giugno. A meno che non si negozi una soluzione nelle attuali controversie commerciali, ci aspettiamo un’ulteriore pressione sui prezzi della soia negli Stati Uniti.

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