Pilotando attraverso un mondo a più velocità

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di Finanza Operativa 24 Luglio 2018 | 14:00

A cura di Christian Nolting, CIO Globale  Deutsche Bank Wealth Management
Le prime stime del PIL statunitense del secondo trimestre dovrebbero confermare la prosecuzione della vigorosa espansione economica in corso. Le aziende statunitensi guidano la classifica degli utili. Fino a quando potrà reggere questo mondo a più velocità, e come dobbiamo comportarci?
Si stima che nel secondo trimestre l’espansione economica statunitense abbia raggiunto il 4%, mentre nell’eurozona i dati economici restano in chiaroscuro e in Cina segnalano un rallentamento. La possibilità di un aggravamento del conflitto commerciale resta una minaccia. Probabilmente il presidente Trump fa affidamento sulla robustezza dell’economia statunitense, mentre la Cina riflette su come ammorbidire la propria politica per far fronte alle loro conseguenze. L’eurozona non ha né il vantaggio di un’economia particolarmente vivace, né la possibilità di attuare cambi di strategia tanto efficaci da poter sperare in un cambio di passo.
Analogamente alle loro concorrenti giapponesi, la vocazione esportatrice di molte aziende europee le rende vulnerabili agli shock commerciali, come dimostrano i recenti ribassi delle quotazioni azionarie. L’andamento degli utili delle imprese rispecchia questo mondo a più velocità. I primi dati per il secondo trimestre mostrano un aumento del 21% negli Stati Uniti e soltanto dell’8,20% in Europa.
In un mondo tanto integrato come quello odierno, fino a quando potrà continuare questa divergenza? A mio parere ancora per molto tempo. L’economia statunitense sembra avviata verso un periodo di intensa crescita, come ha riferito il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, secondo il quale l’economia nazionale ha davanti a sé “numerosi anni di alta occupazione e di inflazione contenuta”. Le problematiche più a lungo termine, come il deficit di bilancio e il debito pubblico, sono passate in secondo piano. All’Europa manca una politica in grado di far decollare la crescita e molto difficilmente la BCE allenterà la strategia monetaria e i rigidi limiti imposti alla politica di bilancio.
Per ridurre il grado d’indebitamento nel sistema economico, della cui necessità le autorità cinesi sono ben consapevoli, esse dovranno irrigidire la politica monetaria con una mano e allentarla con l’altra, dirigendo il Paese verso l’obiettivo finale di un leggero rallentamento.
Da qualche tempo sosteniamo che le azioni statunitensi avrebbe resistito meglio di quelle europee e giapponesi alle inquietudini suscitate dai conflitti commerciali, e i fatti ci hanno dato ragione. Se il conflitto commerciale finisce, le emissioni pubbliche tedesche (Bund) potrebbero convergere verso quotazioni considerate più corrispondenti agli attuali tassi d’incremento del PIL, anche se la volatilità potrebbe protrarsi ancora per molti mesi.

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