Zimmermann (Lemanik): “Mercati asiatici attrattivi, puntiamo sulla Corea”

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di Finanza Operativa 30 Luglio 2018 | 15:30

“I mercati emergenti dell’Asia si sono stabilizzati nell’ultimo periodo, grazie anche all’arresto della tendenza rialzista del dollaro USA. Continuamo dunque a considerare attrattive le valutazioni sulla regione”. È l’analisi di Marcel Zimmermann, gestore del fondo 5 stelle Morningstar Lemanik Asian Opportunity, fra i best performer nel 2017 (+20%).

Il rischio di una piena guerra commerciale tra gli USA e il resto del mondo è ancora minimo. Le ripercussioni negative per le economie mondiali, inclusi gli Stati Uniti, avrebbero un forte effetto di rallentamento sull’espansione globale, in particolare con l’interruzione della gestione della catena di distribuzione internazionale (Supply chain globali).

I rischi geopolitici sono comunque aumentati nelle ultime settimane dopo che il presidente americano Donald Trump ha annunciato le sanzioni commerciali contro i principali paesi esportatori come Canada, Europa e Cina, sebbene la situazione sia in costante evoluzione. In questo contesto, tutti i paesi hanno deciso di vendicarsi con proprie tariffe. Vediamo positivamente un aumento della pressione contro la politica dei dazi all’interno dell’industria e della politica americana.

Il cambiamento politico dell’Europa verso il populismo è stato rafforzato dall’elezione italiana e una tendenza più aggressiva contro l’immigrazione, fattori che stanno contribuendo a indebolire il governo di coalizione tedesco e l’euro nei confronti delle altre valute. Intanto c’è stato l’incontro tra il presidente Trump e il presidente della Corea del Nord, Kim Jong Un, che è stato interpretato come un successo americano nei confronti della Cina.

“Una Corea del Nord stabile non avrebbe più bisogno di intermediazione da parte della Cina e il paese si aprirebbe  agli investimenti stranieri”, spiega Zimmermann. “Di conseguenza, vediamo un potenziale di crescita e ci aspettiamo una rivalutazione del mercato sudcoreano”.

Intanto, il JP Morgan Emerging market currency index – indice basato sulle valute dei mercati emergenti – ha perso oltre l’8% durante i primi sei mesi del 2018, ma segna una tendenza più stabile da inizio luglio. La potenziale guerra tra gli Stati Uniti e la Cina sta poi indebolendo la fiducia dei consumatori e dell’industria e nel prossimo futuro potrebbe influenzare negativamente i piani d’investimento aziendali.

“La situazione economica dell’Asia appare incerta”, conclude Zimmermann, “ma oltre il 50% della crescita globale avviene in questa zona con un mercato interno in piena espansione e diverse sacche di crescita con molto potenziale ancora inespresso. Queste tendenze possono essere rallentate da politiche protettive, ma sicuramente non interrotte. Le valutazioni attuali riflettono questa incertezza, ma non intaccano a nostro avviso il potenziale di medio lungo termine dell’Asia. In un orizzonte temporale di 3-5 anni questa situazione ci induce ad accumulare posizioni su questi mercati”.

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