Cosa aspettarsi da qui a fine anno?

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di Finanza Operativa 3 Agosto 2018 | 15:00

A cura di Olaf van den Heuvel, chief investment officer di Aegon Asset Management
I rumori di fondo sono alti, ma la melodia dei mercati continuerà a prevalere. Come ci si attendeva, infatti, il ritorno della volatilità ha dominato i mercati in questa prima parte del 2018, aiutato dall’incertezza scaturita dagli sviluppi di politica commerciale e monetaria e dall’emergere di rischi geopolitici.
Quest’anno è stato segnato infatti dal fluire di diverse situazioni: l’ampliamento degli spread sul LIBOR, la politica italiana, la debolezza delle valute dei Paesi emergenti. Ognuno di questi ha raggiunto il centro del parco, causando scossoni a volte drammatici per i mercati, per finire poi dimenticati in una manciata di giorni. Non è difficile delineare quali saranno i prossimi catalizzatori di attenzione.
Le tensioni commerciali si sono già rese protagoniste e continueranno ad esserlo finché Donald Trump perseguirà nell’intento di colpire le importazioni dalla Cina. L’economia cinese, nel frattempo, appare relativamente debole, con valuta e azionario che recentemente hanno subito un rapido declino. Credo che le preoccupazioni intorno alla sostenibilità del modello di crescita cinese potrebbero diventare presto una priorità, seguite da vicino dalle ricadute dell’accordo sulla Brexit.
Nonostante ciò, è importante realizzare che la maggior parte delle economie sta comunque procedendo nel suo percorso di crescita. Nei mesi a venire questo contesto di espansione globale dovrebbe essere di supporto alla crescita degli utili su livelli superiori rispetto alla media di lungo termine. Considerando che nel complesso il prezzo pagato per gli utili è ancora accettabile, riteniamo che il mercato azionario sia una buona asset class alla quale essere esposti. Una maggiore volatilità, inoltre, è una notizia positiva per un gestore attivo che ha così maggiori possibilità di scovare interessanti opportunità.
In generale, abbiamo una lieve preferenza verso gli azionari dei mercati sviluppati, piazze che tendono ad avere una performance migliore rispetto alla controparte emergente in un contesto che vede le principali banche centrali muovere verso una politica monetaria meno accomodante. Questo è un fenomeno conosciuto e i mercati si sono già adattati a riguardo. Di conseguenza, alcuni Paesi appartenenti alla squadra dei “deboli”, come il Brasile, sono diventati estremamente economici. Un investitore paga davvero poco gli utili che ottiene quando l’economia sta raschiando il fondo.
Sul fronte del reddito fisso è più complesso definire un trend. Questo mercato, tuttavia, dovrebbe rimanere di scambio. Lo scenario fatto di tassi bassi nel lungo termine è probabilmente giunto al termine, ma al momento non c’è un capovolgimento. Una larga parte della popolazione più anziana e i governi stanno tentando di essere più frugali. Ciò significa che le masse alla ricerca di un posto sicuro nel quale essere investite stanno aumentando. Allo stesso tempo, la domanda delle aziende rimane bassa. Un eccesso di offerta sulla domanda significa finanziamenti a basso prezzo, ovvero bassi tassi di interesse.
Il mercato con le migliori prospettive sembra comunque quello delle materie prime. Le scorte di petrolio stanno diminuendo rapidamente in linea con l’aumento della domanda da parte di un’economia globale in espansione. Ci sono molti modi per posizionarsi su questo trend in molteplici mercati. I nostri fondi multi asset, ad esempio, hanno approfittato del loro approccio privo di limitazioni e diversificato per sfruttare le opportunità presenti nell’area commodity, come i titoli ad alto rendimento di selezionate società operanti nel settore energetico che offrono dei differenziali interessanti rispetto al mercato nel suo complesso.

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