Regioni e settori azionari: ottime opportunità tra gli Emergenti

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di Finanza Operativa 13 Agosto 2018 | 16:00

A cura di Pictet Am
I mercati azionari possono non essere convenienti, ma iniziano a profilarsi all’orizzonte alcune buone opportunità. Consideriamo ad esempio le azioni dei mercati emergenti. La classe di attivi è stata sotto pressione per parecchi mesi, in quanto un dollaro più forte, maggiori tassi d’interesse statunitensi e tensioni commerciali crescenti hanno gettato un’ombra sulle prospettive di utili. Tuttavia, vi sono segnali che suggeriscono che il peggio è ormai alle spalle.
Innanzitutto, le economie in via di sviluppo sono state resilienti. Il loro PIL reale è cresciuto di circa 2,8 punti percentuali più velocemente rispetto a quello delle economie sviluppate, secondo la media mobile a 12 mesi.
La Cina rappresenta una nota particolarmente positiva, con consumi più robusti e un’attività edilizia che ha sostenuto il nostro indicatore anticipatore per quattro mesi di fila ai livelli massimi da novembre. L’allentamento della politica monetaria cinese sta migliorando le condizioni di liquidità, e le autorità hanno anche annunciato progetti per futuri stimoli fiscali. La recente flessione dei prezzi di energia e materie prime potrebbe offrire un ulteriore sostegno alle economie manifatturiere dei Paesi in via di sviluppo.
Inoltre, molte delle cattive notizie potrebbero essere già state scontate nelle valutazioni dopo vendite massicce, che hanno registrato deflussi fino a 9 miliardi di dollari dai fondi azionari emergenti da aprile, secondo le rilevazioni dell’Institute of International Finance.
I nostri calcoli indicano che le azioni emergenti sono attualmente scambiate con uno sconto pari a più del 20% rispetto alle omologhe dei Paesi sviluppati, rispetto allo sconto medio a cinque anni del 12%. Questo è il tipo di valutazioni che potrebbe incoraggiare chi è a caccia di buone opportunità. In aggiunta, le società emergenti sono in buone condizioni, con una previsione di crescita degli utili stimata al 13% per il prossimo anno, superiore alla media degli ultimi cinque anni.
Inoltre, l’apprezzamento del dollaro, che ha fatto innervosire gli investitori per via del suo potenziale impatto di far aumentare i costi di servizio del debito e di importazione per i mercati emergenti, potrebbe anche aver fatto il suo corso. In base  ai nostri calcoli, le valute emergenti sono attualmente sottovalutate di circa il 20% contro dollaro. Prevediamo che le valute dei mercati emergenti si stabilizzeranno nel medio termine, soprattutto dato che le loro valutazioni sono le più attraenti nel panorama valutario.
Tutto ciò considerato, abbiamo aumentato la nostra posizione sulle azioni dei mercati emergenti da neutra a positiva. ltrove, manteniamo la nostra posizione di sottopeso sulle azioni statunitensi. È la regione più costosa al mondo, e le società statunitensi paiono difficilmente in grado di ripetere gli utili strepitosi dei mesi scorsi.
I nostri modelli suggeriscono che le previsioni degli analisti di crescita degli utili per il prossimo anno del 10% per azione sono eccessive, in quanto richiederebbero una crescita del PIL nominale dell’economia statunitense almeno del 6%, uno scenario altamente improbabile.
Siamo cauti sulle azioni europee, dato il possibile impatto sulla crescita determinato dalle misure commerciali statunitensi, soprattutto sulla Germania, così dipendente dalle esportazioni.
Rimaniamo fedeli alla nostra posizione neutra sui titoli tecnologici.  Il settore tecnologico ha vissuto sorti alterne ultimamente, poiché alcune società hanno faticato a superare le elevate previsioni di utili degli investitori, determinando un brusco declino dei prezzi azionari. La nostra posizione di sovraponderazione rimane invariata sui titoli del settore sanitario, un comparto difensivo che non risente per nulla delle tensioni commerciali.
Per contro, siamo cauti sui settori sensibili al ciclo economico, come gli industriali, i finanziari e i titoli legati ai beni di consumo voluttuari. Malgrado la recente fase di “rerating”, i titoli ciclici globali sono ancora scambiati a un premio del 24% rispetto alle loro controparti difensive, prossimo a un livello record massimo e ben al di sopra della media di lungo termine  del 10%.
 

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