Einstein (e Leonardo) in spiaggia

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di Finanza Operativa 21 Agosto 2018 | 13:30

Di Erik Knutzen, Chief Investment Officer – Multi-Asset Class – Neuberger Berman

Scrivo le Prospettive settimanali del CIO di questa settimana tra una riunione e l’altra con i clienti, mentre sono in viaggio in Australia e in Asia. Ma quando voi le leggerete, sarò già ritornato in America, con le valige pronte per partire in vacanza. È tornato quel momento dell’anno in cui lasciamo l’ufficio per ricaricarci e leggere i libri che da tempo avevamo in programma di leggere.

L’estate scorsa sono sceso in spiaggia con Guerra e Pace, un’opera che insegna a mantenersi umili di fronte alle incertezze. Quest’anno, le mie letture estive sono di Walter Isaacson: il suo libro su Albert Einstein, che ho appena finito, e la sua biografia di Leonardo da Vinci, che ho appena iniziato.

Questi due geni rivoluzionari lavorarono entrambi al di fuori delle correnti intellettuali del loro tempo. Non temettero di mettere in discussione gli insegnamenti ricevuti, il pensiero comune, e scoprirono i vantaggi di praticare differenti discipline, facendole interagire tra di loro in modi del tutto nuovi. Se Leonardo, vera e propria incarnazione dell’uomo rinascimentale, sapeva dipingere il corpo umano con estremo realismo era perché (e non anche se) aveva studiato anatomia, ingegneria e ottica.

Isaacson è fortemente attratto dal profilo e dalla capacità di pensiero di Leonardo e ne ha ricercato i tratti nelle biografie di Benjamin Franklin, Steve Jobs e altri uomini visionari. L’autore osserva come il loro essere anticonformisti e la loro infinita curiosità siano alla base di alcune delle idee creative più rivoluzionarie nella storia dell’umanità.

Tutto questo mi ricorda che il pensiero non convenzionale talora ha successo perché il mondo non sempre funziona in modo convenzionale e che il tempo che trascorriamo lontano dall’ufficio – a rilassarci leggendo un libro, a visitare nuovi Paesi oppure dedicandoci ai nostri hobby e interessi – ci può aiutare a considerare con occhi diversi le sfide che affrontiamo sul lavoro.

I cicli economici non muoiono di vecchiaia

Abbiamo spesso fatto notare che uno dei problemi principali degli investitori è capire a che punto dell’attuale ciclo economico ci troviamo.

Basta leggere le notizie finanziarie per capire come il nervosismo sulla fine del ciclo nasca dall’assunzione di un punto di vista convenzionale (“è un ciclo che è già durato molto a lungo”). Proviamo invece a guardare le cose da un’angolazione diversa. Vi ricordo che, mentre scrivo, mi trovo in Australia, un Paese che da 27 anni non registra, tecnicamente, alcuna recessione. I Paesi Bassi misero a segno un’impresa analoga tra il 1982 e il 2008.

L’Australia ci ricorda che i cicli economici non muoiono semplicemente di vecchiaia. Hanno bisogno di un evento catalizzatore. Nei primi anni del ciclo attuale, il timore era che il ciclo stesso non fosse in grado di raggiungere la velocità di fuga e che, di conseguenza, si sarebbe ricaduti nella recessione. Oggi i timori riguardano il catalizzatore più comune della fine di un ciclo: il surriscaldamento.

Gli indicatori economici convenzionali sembrano suggerire che il ciclo in corso abbia davanti a sé altri due o tre anni di vita. Il mercato del lavoro, sia in Europa che negli Stati Uniti, è saturo, ma l’inflazione dei salari resta modesta. La stagione degli utili conclusa nel secondo trimestre ha evidenziato che i profitti delle società non hanno ancora raggiunto il picco. I livelli di indebitamento sono indiscutibilmente elevati, ma i problemi di rimborso che si sono spesso verificati prima di una recessione non si scorgono da nessuna parte. La spesa in conto capitale sta aumentando, ma dopo un periodo prolungato di investimenti ridotti, va sottolineato che nel primo trimestre del 2018 il riacquisto di azioni proprie tra le società dell’S&P 500 ha segnato un nuovo record. Persino la curva dei rendimenti piatta indica il momento particolare in cui ci troviamo, il post-quantitative easing, anzichè fornirci delle informazioni su come le banche centrali stiano dosando il loro intervento.

Domande non convenzionali

Proviamo un’altra volta a guardare le cose da un’angolazione diversa. Se gli indicatori economici convenzionali ci indicano che il ciclo economico ha ancora due o tre anni di vita, esistono elementi catalizzatori non convenzionali che potrebbero accorciarlo o prolungarlo?

Il surriscaldamento potrebbe certamente essere provocato dalla quantità eccessiva di stimoli introdotti a sostegno dell’economia degli Stati Uniti (assolutamente inusuali in uno stadio tanto maturo del ciclo). Questi stimoli potrebbero essere dei fattori non previsti nei modelli convenzionali per la previsione delle recessioni. Lo stesso vale per i potenziali effetti inflazionistici derivanti da una guerra commerciale dopo decenni di globalizzazione.

Ne consegue che una sorta di meccanismo di raffreddamento potrebbe prolungare il ciclo. Il miglioramento della produttività accompagnato dalla ripresa degli investimenti aziendali è un altro potenziale fattore, così come la riuscita normalizzazione delle politiche monetarie che limita l’inflazione senza arrestare il motore della crescita.

Se facciamo un passo indietro, vediamo che quello che stiamo osservando sono i “manometri” convenzionali dell’inflazione, dei tassi di interesse e delle valute. Così facendo, però, siamo consapevoli che la pressione stessa o la valvola di sicurezza che ne regola il rilascio potrebbe essere di tipo non convenzionale.

Passare un po’ di tempo in spiaggia, lontano dalla visione tradizionale dei report degli analisti e dei notiziari economici può aiutarci a vedere queste possibilità da un’altra prospettiva. E se passiamo quel tempo in compagnia dei grandi pensatori non convenzionali della storia, come Einstein e Leonardo… beh, tanto meglio!

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